Quest’uomo multiplo ed inafferrabile fa la sua prima, documentabile comparsa sulla scena del mondo occidentale a Mosca intorno al 1911: la sua data di nascita e la storia dei suoi primi quarant’anni sono del tutto congetturali.
Il luogo, invece, è certo: Alexandropol, per i turchi Gumru, città di confine contesa fra i due imperi e, a secondo della data, ancora appartenente a quello Ottomano o già a quello Russo.
Il padre è greco, la madre armena: il cognome Gurdjieff è la versione russa del greco Georgiades, in armeno Gurdjian.
Quel lembo conteso d’Asia, alle falde del monte Ararat, era ancora un luogo assiale della terra, in cui i popoli si confrontavano e si mischiavano: turchi, russi, assiri, curdi, persiani, georgiani, armeni e greci.
La famiglia Gurdjieff è povera e numerosa, ma di saldi principi: Ioannas, il padre, è un ex proprietario di armenti impoverito da una pestilenza e costretto per vivere a fare il falegname.
È però anche un “ashokh”, un bardo, cantastorie e poeta dell’area transcaucasica, capace di recitare a memoria versi che rimandano ad un passato remoto di quelle regioni: addirittura frammenti in lingua turco-tartara, dell’Epopea di Gilgamesh, il poema epico sumero.
Il giovane Georgi, primogenito di tre fratelli, è un bambino intelligente e precoce e la famiglia lo avvia alla carriera ecclesiastica sotto la guida del pope della guarnigione russa di Kars: si conta in seguito di fargli studiare medicina.
Il ragazzo, da parte sua, è affascinato dalla scienza e dalla tecnica da un lato e dai fenomeni occulti e dalla“metapsichica” dall’altro.
Con l’adolescenza inizia un periodo turbolento e misterioso durante il quale Georgi vaga da un luogo all’altro dell’Asia Centrale, del Nord Africa e dell’Europa, cambiando mille lavori, leciti e meno leciti: da operaio per la Società Ferroviaria Transcaucasica, ad agente del Partito Rivoluzionario Sociale Armeno, a venditore fraudolento di passeri truccati da canarini.
Chi ama gli aneddoti può divertirsi a collezionare le “voci” e le leggende su quel periodo, che i buontemponi reputano cose significative: come quella per cui sarebbe stato compagno di scuola e confidente di un altro seminarista georgiano che farà parlare di sé, Josip Vissarionovici Djugasvili, in arte Stalin; o quella che vuole l’ormai anziana Madame Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Teosofia, perdutamente innamorata del bel ventenne baffuto conosciuto in India… e via di questo passo.
In quegli anni egli compie il suo apprendistato spirituale: entra a far parte, o fonda egli stesso, i “Cercatori di Verità”, gruppo interdisciplinare di giovani alla ricerca di se stessi.
Con i suoi compagni, secondo l’auto-mitologia descritta in Incontri con uomini straordinari, Gurdjieff intraprende una serie di viaggi ed esplorazioni alla ricerca di una Tradizione Primordiale che unifichi e dia senso ai frammenti sparsi nelle varie religioni.
Secondo alcuni ricercatori, la scuola di Sarmoung esiste davvero, in Afghanistan ed è un ordine sufico. Simbolica o reale che sia, è da questa fonte che Gurdjieff riceve molte profonde intuizioni sulle Danze Sacre e su tutta la simbologia, la psicologia e la cosmologia che costituiscono il suo insegnamento.
Scrittori spesso fin troppo fantasiosi come Louis Pauwels o storici più attendibili come James Webb si sono scervellati per delineare, al posto di questa mitica epopea, un più prosaico romanzo di formazione.
Gurdjieff avrebbe vissuto in realtà buona parte di quegli anni a Lhasa, come agente del Servizio Segreto Zarista, cercando, presso il Dhalai Lama, di favorire la penetrazione russa nel Tibet: parafrasando Kim, dunque, avrebbe giocato il Grande Gioco, dalla parte opposta a quella di Kipling.
La somiglianza del suo nome con quello del Lama Agwhan Dorjieff, precettore del tredicesimo Dhalà Lama, e la testimonianza di un avventuriero che aveva combattuto in Tibet con gli inglesi contro il Lama crearono un’altra leggenda.
Il testimone Nadir Khan incontrò Gurdjieff a New York negli anni ’20 e lo scambiò per Dorjieff; Gurdjieff gli strizzò l’occhio. In realtà, fra gli altri, Dorjieff aveva almeno vent’anni in più e tratti mongoli, mentre Gurdjieff appariva meno mongolico.
Più sensata pare l’ipotesi di Webb che identifica Gurdjieff con Ushe Narzunoff, coetaneo e collaboratore di Dorjieff, che scompare dai radar storici negli stessi anni delle prime apparizioni a Mosca.
Se anche non fu un agente segreto, la vita di Gurdjieff in quel tempo deve essere stata movimentata: racconta di ben tre pallottole vaganti che lo hanno colpito e ridotto in fin di vita: Creta nel 1896, Tibet nel 1902, Transcaucasia nel 1904.
Tutte e tre le volte sfiora la morte e si riprende, riflettendo su se stesso. Nonostante i poteri di cui parla, capisce che il fattore determinante delle sue associazioni è la rivendicazione del soddisfacimento relativo al cibo, al sesso, o all’amor proprio e alle passioni.
“Devo scoprire a tutti i costi un metodo o un mezzo per distruggere la predilezione delle persone per la suggestionabilità” è la sua spinta; raccoglie materiali e sperimenta su tossicomani ed alcolizzati in Tashkent, dove si presenta come professore-istruttore di scienze soprannaturali e ipnotizzatore professionista.
A Mosca o Pietroburgo, Gurdjieff potrebbe essere presentato a corte, dove la presenza di maestri spirituali era una consuetudine gradita per lo Zar e la sua famiglia. Nel 1912 il “Principe Ozay” si sposa e Gurdjieff inizia a lavorare su un balletto iniziatico, affidando a allievi anonimi la redazione di Bagliori di verità.
Un trafiletto attira l’attenzione di Piotr Demianovich Ouspensky, che diventerà stretto compagno e divulgatore delle idee gurdjieffiane in Inghilterra e America.
A partire dal 1923 i rapporti tra Gurdjieff e Ouspensky si incrinano, e Ouspensky proibisce ai suoi allievi di vederlo; dopo la sua morte, la moglie di Ouspensky cancella il divieto. Gurdjieff risponde sarcastico: “Ouspensky è un ottimo giornalista”.
Nel 1915, tornato dall’India e Ceylon, non si accontenta: né l’ashram di Aurobindo né la Teosofia né i guru lo convincono; mantiene uno stile brusco, parla russo con forte accento dialettale e impone una quota annua di mille rubli agli allievi per le spese.
La figura di Gurdjieff si amplia con la nascita del suo Institut per lo sviluppo armonico dell’uomo e con la nascita dei Movimenti sacri presentati pubblicamente a New York nel 1924.
La sua musica, grazie a Thomas de Hartmann, si codifica e si diffonde: de Hartmann trascrive e harmonizza le composizioni di Gurdjieff; la coppia documenta una parte significativa della produzione musicale che oggi conosciamo.
Nel 1924, dopo l’esplosione della rivoluzione e la guerra, Gurdjieff si trasferisce al Prieuré di Fontainebleau-Avon, dove organizza studi di sé e terapie pratiche con una comunità di allievi e dove educa i figli dei discepoli.
Negli anni Venti e Trenta, la “scuola” di Gurdjieff si espande: egli riceve visitatori come Kathryn Hulme e documenta la sua esperienza in opere quali Incontri con uomini straordinari, Le Danze Sacre e le sue discussioni sull’evoluzione interiore dell’uomo.
Nell’epoca parigina, l’insegnamento si avvicina a intellettuali e artisti; tra i discepoli figura anche René Zuber, e Bennett ne diventa uno degli interlocutori principali, con incontri che dureranno fino agli ultimi giorni di Gurdjieff.
All’inizio degli anni ’40, nonostante l’età, Gurdjieff continua a guidare e a insegnare, offrendo consigli individuali, nuove Danze e mantenendo l’ospitalità tipica delle sue feste, fino ai giorni finali a Rue des Colonels-Rénard.
Nell’arco della sua vita, Gurdjieff si presenta come una figura non rintracciabile in una sola etichetta: scrittore, coreografo, psichiatra, musicista, medico, chef; sfida ogni categoria e propone una via che unisce scienze, spiritualità e una pratica diretta della coscienza.
La domanda centrale resta: quale fu l’insegnamento di Gurdjieff? La risposta è complessa, perché il suo metodo privilegia l’esperienza diretta e l’osservazione di sé come base per una cosmologia e una psicologia che non ammettono definizioni aggregate.
Beelzebub’s Tales To His Grandson e Meetings with Remarkable Men mostrano una via di conoscenza incentrata su una pratica viva, non su teorie astratte, e invitano a riconoscere l’“uomo astuto” capace di trasformare la coscienza senza ritirarsi dal mondo.
La Quarta Via, come la chiamava lui, lavora sui tre centri principali - mentale, emotivo, motorio - simultaneamente, richiedendo l’adesione a un gruppo che possa sostenere il cammino, perché l’individuo singolo non basta a spezzare le catene dell’automatismo.
Così, oggi, chi cerca una comprensione pratica dell’eredità di Gurdjieff può confrontarsi con la sua idea di “ricordo-di-sé” e con la disciplina dell’attenzione permanente, come strumenti per spezzare il sonno della mente e accedere a una coscienza oggettiva.

In definitiva, l’onda di Gurdjieff continua a muovere persone che cercano una trasformazione della coscienza, non una filosofia consolatoria: il richiamo è semplice e radicale-despertad, despiértate, despiértese.
Beelzebub’s Tales to His Grandson, Meetings with Remarkable Men e In Search of the Miraculous restano guide essenziali per chi voglia esplorare il nucleo della sua visione, che integra etica, psicologia e cosmologia in una pratica di memoria di sé e di libertà interiore.
¿Dónde mirar hoy? Para quienes adoptan un enfoque práctico de Gurdjieff, la pregunta prevalece: ¿cómo despertar y trabajar en la conciencia sin abandonar la vida cotidiana?
La clave está en el recuerdo de sí, en la observación continua de la propia experiencia, y en la aceptación de que la libertad interior surge solo a partir de un esfuerzo sostenido y de una comunidad que comparta el camino.