Novena de Navidad con fragmentos de autores espirituales: tradición, música y devoción popular

Ovunque se siente dire «Sarà un Natale diverso». Certamente lo sarà. Mancheranno tante cose, alcune assolutamente effimere, “all’americana”, altre facenti parte del patrimonio culturale popolare; e per questo mancherà “il clima natalizio”, quella particolare disposizione sentimentale che attende, spera, si augura, e dell’immaginario che rievoca miti, racconti, gesti e affettuosità del Natale. Un tempo l’attesa era ben altra: la festa più lunga dell’anno iniziava con il primo giorno dell’avvento, e da qui a seguire una serie di feste calendariali: S. Barbara, Santa Nicola, S. Lucia e quindi l’inizio del novenario che precedeva il Natale. Appunto le novene oggi mancheranno, quelle che ancora resistono assieme a tantissimi rituali di fine-inizio anno. Palazzolo, chiesa di san Paolo, Novena (ph. Palazzolo Acreide, Casa Museo Uccello (ph. Rallegravano il freddo inverno delle case dei poveri e confortavano il cuore nell’attesa dell’evento della gran notti.

Luego la Iglesia movió las novenas a la mañana, después del canto del gallo: pero fue diferente. Melilli, iglesia de San Sebastián, Navidad 2000 (ph. Erano canti che si tramandavano oralmente, a volte ne esistevano degli scorretti copioni scritti: i più organizzati erano, come detto, gli orbi, riuniti in confraternita e gelosi possessori di testi e musiche. Per il resto i suonatori e cantanti della novena erano personaggi che svolgevano i mestieri più disparati: a volte non ne esercitavano alcuno. Le novene erano cantate da una voce solista accompagnata da vari strumenti a fiato, a corda, a percussione.

Il Natale popolare si svolgeva dunque per le strade, nelle piazze, nelle case illuminate dal tenue lustru di lumeri ad olio. I testi di molte novene ci sono pervenuti grazie alle raccolte ottocentesche, ma soprattutto alle registrazioni sul campo iniziate negli anni ‘50 e ’60, e proseguite nei decenni successivi ad opera di studiosi e associazioni culturali, che ci hanno restituito, insieme ai testi, anche le musiche. Anch’io ne ho registrate diverse: la tradizione sembrava sparita poi è riapparsa in qualche centro.

Palazzolo Acreide, Casa Museo Uccello (ph. Le novene ripetevano e ripetono tutte lo schema, il tema del viaggio di Maria, incinta e lesta (pronta) a partorire, in compagnia del patriarca Giuseppe, a seguito dell’editto di Cesare (il censimento generale dei popoli dell’impero). Il prototipo letterario è per quasi tutte le novene (direttamente o indirettamente) il Viaggiu dulurusu, componimento in versi siciliani della seconda metà del ‘700 di un sacerdote monrealese Antonino Di Liberto (1704-1772), teologo, poeta e musicista, che si cela sotto lo pseudonimo di Binidittu Annuleru, testo che si è ristampato fino oltre i primi decenni del XIX secolo [2]. Tali novene si diffondevano con facilità fra il popolo, subendo un processo di modificazioni e adattamenti.

La diffusione dei testi fra i ceti popolari ne modificava la funzione: circolando a spezzoni, a strofe, trasformandosi, il più delle volte, in canti fanciulleschi, tiritere, ninne nanne, modi di dire, con palesi intenti pedagogici e mnemonici. Melilli, Novena, Natale 1990 (ph. Ma il popolo, non diversamente dai signori, gradiva e partecipava anche alle tante sacre rappresentazioni natalizie, dette pastorali, che almeno fin dal Medioevo venivano allestite negli oratori o nelle case private.

Algunas pastorales ci sono pervenute perché affidate alle stampe dagli autori, pero si tratta di testi di letteratura colta: come Il vero lume tra le ombre di A. Perrucci, o La nascita di Gesù Bambino (ma il titolo originario era Le tenebre illuminate nella segnatissima notte del Santo Natale di nostro Signore) di G. M. Musmeci Catalano, uno scrittore di Acireale. Quest’ultimo testo riveste una certa importanza, infatti il volgarizzamento di questo dramma del Musmeci Catalano, operato nei primi dell’Ottocento e pervenutoci manoscritto, dimostra il processo di discesa fra il popolo di questi testi, ed insieme le modalità in cui tale acculturazione si verifica.

Molte di queste pastorali circolavano appunto manoscritte, come canovacci per gli attori dilettanti. Una di queste pastorali della fine del sec. Melilli, Orto dei Cappuccini, Rappresentazione del presepe. Si tratta di una pastorale in due atti con dialoghi in musica, di cui purtroppo non è pervenuto lo spartito. É scritta in italiano, ma con ampie parti in cui compaiono sia il dialetto siciliano, che un napoletano standardizzato: si tratta dei dialoghi di due personaggi comici quali Iàpico napoletano e Cola siciliano, la cui comparsa doveva suscitare le risa degli spettatori.

A Modica hasta el siglo XIX se representó una pastorale titulada Pastori della sacra notte. Componimento drammatico da cantarsi nella città di Modica per la solennità del SS. Natale. Melilli, Novena, Natale 1990 (ph. Nel corso degli anni e fino ad arrivare ai giorni nostri, ho raccolto straordinarie filastrocche, la maggior parte fanciullesche, legate al Natale.

Sono chiamati canti nel senso più ampio del termine: in effetti si tratta di cantilene, per lo più con un motivetto semplice ed elementare, tratti molte da canti più lunghi. Altri componimenti, quelli più narrativi, sono solo recitati (ma in origine dovevano essere cantati). L’area di raccolta è la Sicilia Orientale, e in particolare le province di Catania, Siracusa e Ragusa. É naturalmente una piccola parte di un vasto archivio folklorico sonoro in mio possesso.

Molto studiati dai maggiori folkloristi siciliani come Pitrè, Salomone Marino, Avolio, Guastella, Uccello, anche per il forte impatto educativo che essi hanno sui bambini. «La beddha Matri si misi a-ffilari / e si campava cu li so sururi, / lu Bbammineddhu cci ciccava pani / «O puotticci li ruobbi ô patruni, / e passi ri la çiazza e-ccatti u pani / e ti lu mietti nna lu muccaturi».

La pannittera chi facia lu pani / «E ora chi cci ramu a Sarvaturi? / cci ramu na cuddhura quantu n-cardinali». / Ma ri la ucca m-potti sciri. / «E ora chi cci ramu a Sarvaturi? / cci ramu na puntiddha ri scacciuni». / «E nun-ni vuoiu no porci e futtuti / vi pozza divintà tuttu crauni. Palazzolo Acreide, Casa Museo Uccello, Natale 1978 (ph. Ma sono le novene il clou del Natale popolare.

No vi era paese dove gruppi di suonatori e cantori si riunissero in società a portare la novena per le case, come si è detto, a gruppi di almeno tre musicisti, o a gruppi più numerosi di origine bandistica. Francofonte, edicola votiva (ph. La novena di Ferla: fu registrata da A. Uccello e di recente è stata pubblicata in Cd [14].

Quella di Uccello è però registrazione fuori contesto, come si vede dalla data di rilevazione e dalla casualità delle strofe cantate, mentre quella da me raccolta è contestuale. La mia registrazione è stata effettuata dal 16 al 24 dicembre 2004 ed è per voce maschile e strumenti musicali (fisarmonica, chitarra, flauto). La novena di Pachino: registrata nel corso del Natale del 1986, presenta i caratteri della contestualità. La prima voce è quella di un vecchio contadino di Pachino. Oggi la novena è eseguita da gruppi di giovani e ragazzi che si spostano da un parruccianu (cliente) all’altro in motoretta.

La novena di Buscemi: non posso non parlare del cantore che mi ha trasmesso la “sua” versione, che è poi quella tradizionale. Salvatore Morsello, poeta popolare, grande affabulatore, custode di memorie collettive, scomparso alcuni anni addirittura. La novena da me raccolta è stata registrata una trentina d’anni fa, quando tentammo di riproporre, tra le altre tradizioni, anche la novena, che lo stesso Morsello cantava per le strade di Buscemi, nel corso delle feste natalizie di Palazzolo A. (SR).

Melilli, Novena a scuola (ph. La novena di Mineo [15] (a ninnareddha): da me registrata nel Natale del 1989, era cantata da un gruppo di ragazzini per le vie della città, accompagnati dalla banda musicale del paese. Alla tavola del Natale saremo in pochi. In pochi consumeremo il “sacro pasto” della festa, in pochi condivideremo notti rê mpanati, come nel sud est si chiama la notte della vigilia di Natale. Ne parlo riportando un bellissimo passo di Cesare.

Prima era ben più gravoso (un mese non bastava!), quando si scannava il porco e c’era da insaccarne le carni da salare in gran fretta. Oltre che col macellaio, c’era da mettersi d’accordo coi vicini ed i parenti per la cooperazione necessaria da ricambiare. Adesso non si cucina più con la sugna, la salsiccia si compra dal macellaio, ed i salumi - ma solo quelli ai quali fa la reclame la televisione! Ma è sempre un crescendo, perché ancora restano da manipolare in casa un sacco di cose: i pasticciotti per l’Immacolata ; il 13 la cuccia e l’ucchiuzzi di Santa Lucia; e poi il frequente “bum-bum” del cernere e ricernere farina dei crivelli, dalle trame sempre più sottili, nelle madie, e lo incessante sbattere dei pistoni nei mortai per pestare e ripestare mandorle e cannella per plasmarne mirabilmente, oltre che miliddi, funciddi, mustazzola, e nucàtula da decorare con aghi e punteruoli; e spicchiare mandorle e sceverare la giuggiulena per i torroni rituali di zucchero e miele.

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Noto per esempio, è celebre per la sua cutugnata, Modica per la petrafennula, Piazza pel turruni, Borgetto per la pignulata, Cammarata per le paste di vinu cottu, Corleone pe’ dolci di miele, Salaparuta pe’ lavori di rabesco sopra dolci pieni d’impasto di fichi secchi; ed anche nel ‘500 erano celebri le mustazzoli di Messina, cuddhureddi di Catania, nucatuli di Palermo. In Modica nelle tre Collegiate e più nella chiesa di S. Maria di Betelem, gli assistenti alla cerimonia religiosa si forniscono di camangiari in buon dato; oltre i dolciumi e i ceci e le avellane torrefatte, non difetta mai l’indispensabile pasticcio, di anguille per chi ha molti quattrini, di seppia, di lumache, di cavolfiore, di cipolla pel popolo minuto.

Dialoghi Mediterranei, n. [2] Binidittu Annuleru (A. Di Liberto), Viaggiu dulurusu di Maria Santissima e lu patriarca S. Giuseppi in Betlemmi, Palermo, Stamparia di la Divina Pruvidenza pri l’Eredi d’Aiccardu [1740], consultato il testo in F. Conigliaro, A. Lipari, C. Scordato, Narrazione e teologia del Natale. Viaggiu dulurusu di Maria santissima e lu patriarca S. Giuseppi in Betelemmi. Canzunetti siciliani di Binidittu Annuleru di la città di Murriali … Palermo, LIS Publischer, 1987. L’edizione “popolare” del Viaggiu si è protratta fino agli anni ‘60 del ‘900: l’ultima edizione di cui si ha notizia è stata pubblicata a Palermo.

La novena di Natale consente ai ragazzi, giorno per giorno, di seguire nei diversi passaggi il percorso dei Magi rappresentato in forma sintetica sul poster. Il testo di Emilio Salvatore e M. 3. Una novena di Natale per ragazzi con i profeti come protagonisti. Cada día es scandido por el canto de las profecías y la construcción del póster. 4. Novena di Natale 2015 per bambini sul tema del Natale nelle profezie dell'Antico Testamento. Il sussidio è solo per le giornate della Novena effettivamente vissute insieme ed è nel binomio prega e colora. I canti sono quelli della tradizione locale, e possono essere sostituiti con altri.

La Novena di Natale ha una tradizione molto antiga; el suo nombre deriva dal fatto che viene celebrata nine giorni prima del Natale di Gesù. Fino al Concilio Vaticano II si celebrava in latino, poi il Concilio ha sollecitato le traduzioni nelle diverse lingue. Le novene si sono sviluppate nella pietà occidentale del Medioevo e dell'epoca moderna per coltivare il senso della fede e della devozione verso il Signore, la Vergine, i Santi. La novena del Natale è sorta per comunicare ai fedeli le ricchezze di una Liturgia alla quale essi non avevano facile accesso.

La novena natalizia ha svolto effettivamente una funzione salutare e può continuare ancora a svolgerla. Tuttavia nel nostro tempo, in cui è stata resa più agevole la partecipazione del popolo alle celebrazioni liturgiche, sarà auspicabile che nei giorni 17-23 dicembre sia solennizzata la celebrazione dei Vespri con le “antifone maggiori” e i fedeli siano invitati a parteciparvi. All’interno della celebrazione dei Vespri si possono sviluppare alcuni elementi già previsti, e la collocazione temporale porta già in sé il significato più profondo della stessa novena: tempo di veglia e di attesa vigilante del sorgere della luce, che per noi credenti è Cristo.

Lo sviluppo di tale devozione si è ampliato con San Francesco d'Assisi, che ha molto incoraggiato la devozione al Dio Bambino, quando nell'anno 1224 celebrò un devoto e pittoresco Natale a Greccio (Umbria). Storicamente però gli inizi di questa devozione si riscontrano già ai tempi del Concilio di Toledo del 694, in cui questa pratica si menziona per la prima volta, e nel XVII secolo la devozione comincia a diffondersi ampiamente anche fuori dalla Spagna. Il significato della Novena di Natale. Le profezie della nascita di Gesù sono tratte da brani dell'Antico Testamento e particolarmente dal profeta Isaia.

In esse è espresso non solo il profondo desiderio messianico che Dio si faccia presente sulla terra, ma in maniera espressiva viene cantata la supplica per la venuta di Gesù, l'eterno Presente nella storia degli uomini. Varie sono le metafore che alimentano la gioia dell'attesa nella Novena: Gesù verrà come luce, come pace, come rugiada, come dolcezza, come novità, come re potente, come dominatore universale, come bambino, come Signore giusto. Il valore spirituale della Novena. La Novena riscopre inoltre nell'Antico Testamento le profezie della Nascita di Gesù, nelle quali è espresso l’anelito messianico dell’umanità in attesa di Cristo, centro e riferimento di tutto l’anno liturgico.

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