Reik más avistamenti y otros encuentros enigmáticos del mundo marino y legendario

Altro avvistamento dell'ormai celebre Bennie, il "mostro gentile" del Garda. Amiamo passeggiare a Torri e fotografare tutto quello che ci circonda, soprattutto in autunno e in inverno, quando le rive sono deserte e regna una calma irreale e si sente solo il rumore del vento ,delle onde e dei richiami di germani reali, folaghe, cigni, gabbiani, racconta il nonno. È stato in queste circostanze che Bennie ha deciso improvvisamente di manifestarsi per poi altrettanto velocemente scomparire. Nonno Mario e i nipotini hanno fantasticato a lungo sulle sembianze di questa creatura misteriosa, che alimenta da secoli le fantasie degli abissi gardesani. Verificando sui testi di animali preistorici, hanno constatato che somiglia a un plesiosauro, quindi è una sorta di fossile vivente. Mentre i bimbi hanno tradotto in illustrazioni questo incontro. Abbiamo mappato i regni acquatici del nostro Pianeta per lasciare spazio a incontri sorprendenti ed entusiasmanti.

Nel frattempo, nell’illustrazione del 1700, un kraken attacca una nave durante una tempesta. I kraken sono leggendari mostri marini dalle proporzioni gigantesche che si dice vivano al largo delle coste della Norvegia e della Groenlandia. I mostri marini esistono? Nella vita reale, però, mostrando a qualcuno un capodoglio, un drago di komodo o un diavolo nero degli abissi per la prima volta, è probabile che si ottenga la stessa reazione che si avrebbe alla vista di un personaggio di un film di fantascienza o di un essere mitologico. Un aspetto, tuttavia, sembra invariabile: parlando di enormi creature sconosciute alla scienza, pare che sia più probabile trovarle nelle profondità dell’oceano.

Una selezione degli articoli più interessanti e sorprendenti del sito. La Carta marina et descriptio septentrionalium terrarum è stata la prima cartina dettagliata della Scandinavia, stampata nel 1539 e creata dal cartografo svedese Olaus Magnus. Riguardo i mostri marini dell’immaginario collettivo, innumerevoli rappresentazioni in letteratura e sul grande schermo raccontano raramente di incontri amichevoli. Una delle poche eccezioni è "Luca", l'originale film di animazione Disney+ e Pixar disponibile in esclusiva streaming su Disney+. Alcune di queste leggende sono così intriganti e storicamente tenaci da portare la scienza ad analizzarle a lungo e con attenzione. Alcune possono derivare dall’esagerazione di caratteristiche di animali realmente esistenti, mentre altre volte possono essere vere sorprese della natura. Per chi solcava i gelidi mari del nord nel Medioevo, il kraken era tutt’altro che una creatura di fantasia.

La leggenda del kraken era ricca di dettagli: si diceva che si facesse buona pesca nella sua zona perché i pesci erano attratti dai suoi rigurgiti. L'animale in sé (si pensava ce ne fossero almeno due) era immerso, delle dimensioni di un'isola, e confondeva i marinai apparendo e scomparendo tra la nebbia. Un disegno del 1801 di Pierre Denys de Montfort raffigura un’enorme piovra che si diceva avesse attaccato un gruppo di naviganti al largo dell’Angola. Una mancanza perdonabile: prima dell’epoca dei sommergibili e delle attrezzature da immersione la maggior parte delle idee riguardanti i grandi animali marini si basavano su rapidi avvistamenti in mare o su enormi carcasse rigonfie, portate a riva dalla corrente; è quindi comprensibile che le prime esplorazioni del mare lasciassero molto spazio alla fantasia. Nelle cartine dell’epoca sono raffigurate acque brulicanti di mostri di ogni tipo che minacciano le navi e i naviganti.

In questa immagine si vede uno squalo (in basso) attaccato di lato da un calamaro degli abissi; la scena è stata catturata da una telecamera comandata da remoto posizionata a 730 metri di profondità nel canyon di Kaikoura, una fossa profonda un chilometro e mezzo al largo dell’Isola del Sud, in Nuova Zelanda. I calamari - come ad esempio quello di Humboldt - sono formidabili predatori, ma gli esemplari che vivono nelle acque di profondità sono poco conosciuti. Ancora, nel 1809 il botanico George Shaw parlava con sobrietà del kraken nelle sue lezioni di zoologia presso la Royal Institution, citando i parenti europei di questa "gigantesca" specie di seppia nell’Oceano Indiano che probabilmente avevano dato vita alla leggenda per cui "Un moderno naturalista sceglie di distinguere questa terribile specie denominandola Seppia gigante e sembra ampiamente disposto a credere a ciò che è stato riportato come effetto delle sue devastazioni".

Continua descrivendo un allora recente attacco a una barca nei "mari dell’Africa", in cui tre marinai sarebbero stati catturati e uccisi dal "mostro". Questa inquietante immagine di Utagawa Kuniyoshi raffigura un umibozu che emerge dalle acque e incontra "il marinaio Tokuso". Esistono svariate rappresentazioni dell’umibozu, ma la scura testa stondata e i grandi occhi sono caratteristiche ricorrenti. Il calamaro gigante, ad esempio - come il suo omologo meridionale, il calamaro colossale - mantiene un’aura di mistero essendo stato avvistato vivo solo pochissime volte. Dotati di ventose dentate, un terribile becco ed enormi occhi, questi invertebrati assomigliano a molte delle descrizioni del kraken. Tuttavia, le proporzioni risultano più modeste: il calamaro più grande finora misurato era lungo 13 metri, anche se alcuni sostengono che la specie può raggiungere i 27 metri o oltre.

Tra i più inquietanti abitanti leggendari del mare c’è l’umibozu giapponese: un essere oscuro che compare nel mare di notte, spesso quando le acque diventano agitate. Secondo la tradizione, l’apparizione dell’umibozu precede una tempesta e la sua leggenda spesso si confonde con quella dei funayurei - le anime dei marinai morti in mare - che presentandosi chiedono un mestolo con il quale poi riempiono di acqua la barca per affondarla. Gli “squali mostro” un tempo erano creature assolutamente reali, e forse per questo alcuni credono alla loro esistenza. Esistono effettivamente esemplari inquietanti, ma probabilmente non sono il tipo di creature che qualcuno si aspetta. Segni di morsi sulle carcasse portate a riva e resti sul fondale marino dei grandi denti dimostrerebbero con certezza la presenza di questo vorace predatore nei nostri mari. Uno squalo bocca grande al largo della costa della California è la prova dello squalo bocca grande, un imponente filtratore lungo 5 metri con 50 file di piccoli denti che vive nelle acque tropicali, trovato la prima volta al largo delle Hawaii nel 1976, impigliato nei cavi di un’imbarcazione di ricerca.

Rappresentazione di un celacanto, una specie che suscitò molto interesse quando fu riscoperta nel 1938. William H. A volte, quando una leggenda è ben radicata nella mente dell’osservatore, può bastare una vaga somiglianza per collegarla alla realtà. Questo potrebbe essere stato il caso di Cristoforo Colombo quando, avvicinandosi alla costa della Repubblica Dominicana nel 1493, vide le sirene. “Non sono così belle come si dice”, scrisse sul giornale di bordo, “anzi.”

Tratti mascolini: un lamantino dell’Oceano Indiano occidentale si offre alla telecamera. È quasi certo che le creature che stava descrivendo fossero lamantini che differiscono dalle leggendarie sirene anche in altre caratteristiche: sono animali che raggiungono una lunghezza di oltre 3,5 metri e che, con il loro abbondante strato di grasso, arrivano a un peso di 500 kg; presentano un grosso muso con grandi narici che si chiudono sott’acqua, pinne laterali e pinna caudale tondeggiante. Nonostante ciò, l’associazione prese piede tanto che il nome della famiglia del lamantino ha assunto il soprannome delle loro controparti mitologiche: sirenii. Pochi laghi al mondo hanno una tradizione di mostri acquatici paragonabile a quella di Loch Ness.

Questo lago di 37 km di lunghezza, collegato al mare attraverso un sistema di canali, presenta una profondità che ha alimentato leggende per secoli. Le dimensioni del lago di Loch Ness - quasi 40 km di lunghezza, picchi di profondità di oltre 200 metri - ne rendono difficile l’esplorazione in tutti i suoi punti. All'essere che rappresenta la definizione di criptozoologia è stata dedicata grande attenzione scientifica. Nel 1977 anche National Geographic ha partecipato alle ricerche incaricando il fotografo subacqueo David Doubilet e l'explorer Robert Ballard di condurre uno studio fotografico delle profondità. Ballard avrebbe trovato il Titanic otto anni dopo, ma nessuna di queste spedizioni trovò alcuna prova certa sulla presenza di un "mostro" dentro Loch Ness.

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