Shu, divinità cosmica egiziana, personificazione dell'aria (il cui nome in realtà significa "vuoto"). Nella teologia heliopolitana costituisce con la sorella e sposa Tefnut la prima coppia di divinità generate dal dio primordiale Atum e dalla quale discenderanno Nut e Geb (il cielo e la terra), genitori a loro volta di Osiris, Isis, Seth e Nephthys. Nati secondo il mito più antico dalla autofecondazione di Atum, in una più tarda versione S. e Tefnut vengono generati attraverso il pensiero e la parola creatrice e appaiono rispettivamente come personificazioni della vita e dell'ordine cosmico.
Nei Testi dei Sarcofagi egli appare come dio dell'aria, della luce, del sole, del principio vitale ed ha funzioni di divinità creatrice; il morto si trasforma in "anima di Shu". Molte leggende hanno Shu come protagonista, ma le principali sono quelle che riguardano l'occhio del cielo o di Re. In alcuni testi Shu e Tefnut vengono identificati con i due occhi dell'antico dio del cielo, rispettivamente il sole e la luna. In un altro mito Shu ricerca l'occhio di Re, che si era allontanato e, dopo lunghe ricerche, lo riporta al dio. Affine a questa è la leggenda della dea lontana che godette molto favore in epoca tarda e di cui restano parecchie versioni. Anche qui Shu riporta in Egitto la dea ribelle rifugiatisi in Nubia.
Con l'identificazione di Atum e Re, Shu diventa figlio di Re e suo difensore, lo accompagna nella sua barca e lo difende da Apophis. Nel corso del tempo Shu venne identificato con molte altre divinità, come Horus, il dio falco Soped, Onuris, Arsenuphis. Le rappresentazioni di Shu sono assai frequenti ed in genere il dio ha aspetto totalmente umano, talvolta identificabile attraverso una piuma di struzzo (il segno geroglifico che esprime il suo nome) sul capo. Le più comuni lo raffigurano nelle sue funzioni di portatore del cielo in aspetto umano, stante, con le braccia alzate che sorreggono il corpo di Nut separandola dallo sposo Geb che giace ai suoi piedi.
In alcune raffigurazioni Shu è rappresentato come dio dell'aria e del vento, presso le finestre degli edifici, con le ali aperte e i segni della vita e dell'aria nelle mani. L'identificazione della coppia di Leontopolis attribuisce talvolta a Shu una testa leonina, e le assimilazioni con varie divinità modificano il suo aspetto o aggiungono attributi di altre divinità (così Onuris-Shu porta sul capo le quattro piume diritte caratteristiche di Onuris) o donandogli del tutto l'aspetto del dio con cui è assimilato (così Shu-Onuris, Shu-Soped, Shu-Harpokrates).
Rappresentazioni più rare si hanno, ad Esna, dove un Shu-Benevole si confonde con Horus, Bibl.: G. Daressy, Statues de divinités. Il Cairo, 1906, ecc. Il testo che segue descrive, in parte, la ricostruzione di Shu all’interno della teologia heliopolitana, la sua funzione di dividere cielo e terra e di sostenere Nut e Geb. Nel contesto delle narrazioni egizie si intrecciano temi di cosmogonia e di creazione: dall’unione del cielo e della terra nasceranno divinità come Iside, Nefti, Osiride e Seth, e sarà delineata la nascita dell’ordine cosmico.
La teologia di Eliopoli (Heliopoli) e la cosmogenesi esposta nella mostra "Egitto. La nascita del mondo" (Jesolo) descrivono Atum come la prima entità cosmica, che genera due coppie: Shu e Tefnut, genitori di Geb e Nut, che a loro volta partoriscono Osiride, Isis, Seth e Nefti. Dall’unione miracolosa di Osiride e Iside nacque Horus, modello del faraone. La figura di Shu è allora cruciale: separa cielo e terra, costruisce l’ordine dall’originario vuoto, ed è presente nelle varie versioni della nascita e dell’organizzazione del pantheon.
La funzione di Shu si estende al di là della cosmogonia: nel ciclo funerario egizio, Shu è associato all’aria, alla luce e al principio vitale, e talvolta è chiamato a proteggere il defunto attraverso la transizione nel mondo ultraterreno. L’iconografia comune lo mostra come uomo con le braccia alzate che sostiene Nut, oppure come essere alato vicino alle finestre degli edifici, simbolo della diffusione dell’aria e della vita.
Nel contesto della mostra e delle fonti, emergono riferimenti a testi e reperti che collegano Shu a varie tradizioni egizie: dal Papiro Greenfield allo studio delle tradizioni di Atum, Ra e Thot, fino alle rappresentazioni di Shu come parte di un complesso cosmologico che collega cielo, terra e al di là. In alcune versioni, Shu è associato a Horus, Onuris e Harpokrates, mostrando la fluidità identitaria delle divinità egizie nelle diverse epoche e contesti rituali.
Dal punto di vista storico-archivistico, la tradizione egizia è testimoniata da numerosi reperti: testimoni di culto, testi sacri e statue che mostrano Shu come portatore del cielo, spesso accompagnato da Nut e Geb, e a volte raffigurato in congiunzione con altre divinità legate all’aria e all’ordine cosmico. La varietà iconografica riflette la complessità della religiosità egizia e la capacità di riassegnare attributi a Shu a seconda delle esigenze teologiche e politiche delle diverse dinastie e centri culto.

Horo sintetizza l’importanza di Shu come elemento fondante della cosmologia egizia: senza Shu non ci sarebbe separazione tra cielo e terra, né ordine cosmico, né la possibilità di una resurrezione o di una vita dopo la morte secondo la visione heliopolitana e dei testi delle piramidi.
Durante le passeggiate con il direttore, la narrazione della mostra di Jesolo esplora come la nascita del mondo dell’Egitto sia stata concepita nei secoli: Atum, Shu e Tefnut, Nut e Geb, Osiride e Iside, Seth e Nefti. Il viaggio tra i reperti, i brani del Papiro e le descrizioni dei curatori aiuta a capire come Shu si inserisca in questa grande tela cosmica: una figura che porta l’aria, la luce e la vita, e che, in molte versioni, resta associata all’ordine e al mantenimento dell’equilibrio tra cielo e terra.
- Atum come primo principio cosmico e creatore del mondo.
- La coppia Shu e Tefnut come origine dell’ordine cosmico.
- Nut e Geb come cielo e terra separati da Shu.
- Osiride, Iside, Seth e Nefti come discendenti e protagonisti del ciclo mitico.
- La funzione di Shu nel rituale funerario e nell’iconografia del cielo.
Con l’evoluzione delle tradizioni, Shu diventa anche simbolo della rinascita e dell’orizzonte cosmico, connesso al sole, al vento e al respiro degli uomini.Questo arricchisce la comprensione di un pantheon dove la natura e la divinità si intrecciano attraverso miti di creazione, lotta tra bene e male, e trasformazioni rituali che accompagnano l’umanità dall’antichità fino ai testi funerari.