Affidati al messaggio del maestro, non alla sua personalità. Affidati al senso, non alle parole. Affidati al senso reale, non a quello temporaneo. Se apriamo le mani, possiamo ricevere ogni cosa. C’è sempre qualcosa di cui essere grati. Non essere così pessimista se ogni tanto le cose non vanno come vorresti. Sii sempre riconoscente per gli affetti e le persone che già hai vicino a te. Non lasciare che la mente sia turbata da oggetti esterni né che si perda dietro le proprie idee. Sii libero da ogni attaccamento e da ogni timore. Il cambiamento non è mai doloroso. La pace viene da dentro. Chi fa del male soffre in questo mondo e nell’altro. Migliaia di candele possono venire accese da una singola candela, e la vita della candela non sarà abbreviata.
Monaci, ci sono tre modi sbagliati di pensare. Quali? Quel modo di pensare che è fondato sul desiderio di venir lodato, quel modo di pensare che è fondato su guadagni, onori e reputazione, e quel modo di pensare che è fondato sull’immischiarsi negli affari altrui. Non sottovalutate l’efficacia del bene, pensando: ‘nulla mi aiuterà a progredire’. Lo sciocco dice, “Questi sono i miei figli, questa è la mia terra, questo è il mio denaro”. La conoscenza può essere comunicata, ma non la saggezza. Tutto cambia. Le parole hanno il potere di distruggere e di creare. Non c’è una via per raggiungere la felicità. Ho corso lungo innumerevoli esistenze, cercando il costruttore della casa, né lo ho trovato: eppure è doloroso tornare a nascere ogni volta!
O costruttore! Sei stato scoperto, non costruirai di nuovo la casa! Non credete minimamente a ciò che dico. Noi siamo ciò che pensiamo. Tutto quello che siamo sorge dai nostri pensieri. Con la mancanza di collera si vince la collera; con la bontà si vince la cattiveria. L’uomo è ciò in cui crede. Tutte le creature tremano di fronte alla violenza. Tutte temono la morte. Tutte amano la vita. Vedi te stesso negli altri. E a quel punto a chi potrai far male? Fare del nostro meglio significa che in ogni momento della nostra vita di tutti i giorni dovremmo investigare nella nostre menti a proposito dei nostri errori, anche quelli di cui gli altri non sanno. Se volete ottenere l’illuminazione, non dovete studiare innumerevoli insegnamenti. Approfonditene solo uno. Quale? La grande compassione. Non c’è meditazione senza saggezza, e non c’è saggezza senza meditazione.
Il testo segnala che la via dell’Illuminazione sta nella via di Mezzo, e che la memoria della Compassione è fondamentale per il cammino.
Questa fu la mia scrupolosità: fui sempre consapevole nel camminare avanti e indietro, al punto ch’ero sempre colmo di compassione perfino per una goccia d’acqua, attento a non ferire alcuna delle minuscole creature annidate tra le fessure del terreno. Se tiri troppo la corda di una chitarra la romperai, ma se la lasci troppo allentata non suonerà. Imparare è Cambiare. La strada dell’Illuminazione sta nella via di Mezzo. Non giudicare con leggerezza il male pensando: ‘Ciò non ha alcuna conseguenza su di me’. Il segreto della salute fisica e mentale non sta nel lamentarsi del passato, né del preoccuparsi del futuro, ma nel vivere il momento presente con saggezza e serietà. La vita può avere luogo solo nel momento presente. Se lo perdiamo, perdiamo la vita. L’amore nel passato è solo memoria. Quello nel futuro è fantasia. Solo qui e ora possiamo amare veramente.
Nella ricerca della verità ci sono certe domande che non sono importanti. Di quale materiale è costituito l’universo? L’universo è eterno?
- Santacittarama, 2004.
- Bhikkhu Bodhi nacque a New York nel 1944; studi e ordinazione in Sri Lanka; guida della Buddhist Publication Society; autore e traduttore di opere sul Buddhismo Theravada.
Per cominciare, gradirei esprimere il mio compiacimento per essere oggi qui, in una occasione di buon auspicio come la prima celebrazione ufficiale alle Nazioni Unite del Vesak: il giorno che ricorda la nascita, l’illuminazione e la morte del Buddha. Pur indossando l’abito da monaco theravada, sono in realtà originario di New York City, nato e cresciuto a Brooklyn. Durante i miei primi vent’anni di vita ignoravo tutto del Buddhismo. Poi dopo i vent’anni maturai un interesse nel Buddhismo come significativa alternativa al materialismo della moderna cultura americana, un interesse destinato ad aumentare nel corso degli anni successivi. Dopo aver terminato gli studi universitari in filosofia occidentale, mi diressi alla volta dello Sri Lanka, dove entrai nell’ordine monastico buddhista. Sin dal V sec. a.C., il Buddha è stato la Luce dell’Asia, un maestro spirituale i cui insegnamenti hanno emanato il proprio splendore su di un’area che si estendeva un tempo dalla valle di Kabul a ovest fino al Giappone ad est e dallo Sri Lanka a sud fino alla Siberia a nord.
Il sublime carisma del Buddha ha dato origine ad un’intera civiltà improntata a nobili valori etici ed umanitari, a una vibrante tradizione spirituale, che ha nobilitato l’esistenza di milioni di individui grazie ad una peculiare visione delle più elevate potenzialità umane. Il suo sorriso gentile ed imperscrutabile è germogliato in vaste collezioni di scritture e trattati, che hanno tentato di scandagliare la sua profonda saggezza. Oggi che il Buddhismo sta diventando maggiormente conosciuto in tutto il pianeta, attrae a sé una sempre crescente schiera di seguaci, ed ha già incominciato ad incidere sulla cultura occidentale.
Il primo evento della vita del Buddha commemorato dal Vesak è la sua nascita. In questa sezione del mio discorso vorrei considerare la nascita del Buddha non in termini puramente storici, ma attraverso lo sguardo della tradizione buddhista - un approccio che indicherà più chiaramente ciò che questo evento significa per i buddhisti stessi. Se consideriamo la nascita del Buddha secondo la tradizionale prospettiva buddhista dobbiamo in primo luogo porci questa domanda: “Cos’è un Buddha?”.
Come è ampiamente noto, la parola “Buddha” non è un nome proprio, bensì un titolo onorifico il cui significato è “l’Illuminato” o “il Risvegliato”. Il titolo è stato conferito al saggio indiano Siddharta Gautama, che visse ed insegnò nell’India nordorientale nel V sec. a.C.; dal punto di vista storico, Gautama è il Buddha, ossia il fondatore della tradizione spirituale nota come Buddhismo. Tuttavia, dal punto di vista della dottrina buddhista classica, la parola “Buddha” ha un significato più ampio del semplice appellativo di una figura storica. Il termine connota non soltanto un singolo insegnante religioso vissuto in un’epoca determinata, ma un tipo di persona - un esemplare - che si è espressa in numerose circostanze nel corso del tempo cosmico.
Proprio come la designazione di “presidente americano” non si riferisce esclusivamente all’attuale presidente, ma a chiunque abbia ricoperto tale funzione, così l’epiteto “Buddha” è, in un certo senso, una sorta di “funzione spirituale”, riferibile a tutti coloro che hanno conseguito la condizione di Buddhità. Una più accurata comprensione di questo punto richiede un breve excursus sulla cosmologia buddhista. Il Buddha insegna che l’universo è privo di un qualsivoglia principio temporale: non esiste un punto di partenza, non esiste un momento iniziale di creazione. In un tempo without inizio, sistemi cosmici sorgono, evolvono e poi si disintegrano, per essere seguiti da nuovi sistemi cosmici, soggetti alla medesima legge di accrescimento e declino. Ciascun sistema consiste di numerosi piani di esistenza, abitati da esseri senzienti sostanzialmente a noi simili. Inoltre, accanto alle condizioni umana ed animale, che ci sono familiari, ogni sistema contiene piani celesti disposti al di sopra del nostro, regni di celestiale beatitudine, e al di sotto piani infernali, oscuri regni di dolore e miseria. Gli esseri che dimorano in queste sfere trasmigrano da una forma d’esistenza all’altra, in un ininterrotto processo di rinascita chiamato samsara, una parola che significa “andare vagando”. Questo vagare senza meta, di nascita in nascita, è alimentato dalla nostra ignoranza e dall’attaccamento. La modalità specifica assunta da ogni rinascita è determinata dal karma, le nostre buone e cattive azioni, i nostri atti volitivi di corpo, parola e mente. La vita è impermanente, soggetta ad invecchiamento, decadenza e morte in tutti i piani di esistenza. Persino la vita nei paradisi, per quanto lunga e beata, non dura eternamente. Ogni esistenza va, a suo tempo, incontro alla propria fine, per essere seguita da una rinascita in qualche altro luogo. Oltre le sfere condizionate della rinascita, vi è però anche un regno o stato di perfetta beatitudine e pace, di libertà spirituale completa, uno stato che può essere conoscibile proprio qui ed ora, persino nel mezzo di questo mondo imperfetto. Questo stato è definito Nibbana (in skt. Nirvana), “l’estinguersi” delle fiamme del desiderio, dell’avversione e dell’illusione. Per lunghi periodi il sentiero sarà come perso per il mondo, completamente sconosciuto, cosicché la via al Nibbana risulterà inaccessibile. Di tanto in tanto, però, sorgerà nel mondo un uomo che, senza aiuto, grazie ai propri sforzi e all’acuta intelligenza, trova quel sentiero di liberazione che era andato perduto. E dopo averlo trovato, lo segue, comprendendo pienamente la verità ultima sul cosmo. Quindi un Buddha non è meramente un Illuminato, ma soprattutto “uno che illumina”, un maestro per il mondo.

La sua funzione è quella di riscoprire, in un’epoca di oscuramento spirituale, il sentiero smarrito verso il Nibbana, la perfetta libertà spirituale, e di insegnarlo a tutto il mondo, in modo che altri possano seguire i suoi passi e giungere alla medesima esperienza di liberazione che egli stesso ha conseguito. Un Buddha non è il solo a realizzare il Nibbana. Tutti coloro che seguono il sentiero fino in fondo realizzano il medesimo fine. Queste persone sono chiamate arahant “coloro che sono degni”, in quanto hanno annientato ogni ignoranza ed attaccamento. Il ruolo unico del Buddha è la riscoperta del Dhamma (Skt. Dharma), il principio ultimo di verità, e la fondazione di una trasmissione religiosa o eredità spirituale, al fine di preservare l’insegnamento per le generazioni future.
Per qualificarsi come Buddha, maestro del mondo, un aspirante deve prepararsi durante un tempo inconcepibilmente lungo, che si estende attraverso incommensurabili esistenze. Durante queste vite anteriori, il futuro Buddha è designato come bodhisatta (skt. bodhisattva), un aspirante alla completa illuminazione della Buddhità. In ognuna delle vite, il bodhisatta deve perfezionare se stesso per mezzo di azioni altruistiche e dell’impegno meditativo, in modo da acquisire quelle qualità che sono essenziali ad un Buddha. Secondo l’insegnamento della rinascita, quando veniamo al mondo la nostra mente non è tabula rasa, ma porta con sé tutte le qualità e le inclinazioni modellate nel corso delle nostre vite precedenti: diventare un Buddha richiede quindi il compimento fino all’ultimo stadio di tutte le qualità etiche e spirituali che culminano nella Buddhità. Queste qualità sono chiamate parami o paramita “virtù trascendenti, perfezioni”. Le varie tradizioni buddhiste presentano elenchi di parami che differiscono lievemente tra di loro. Nella tradizione theravada ne sono prese in considerazione dieci: generosità, condotta etica, rinuncia, saggezza, energia, pazienza, veridicità, determinazione, benevolenza ed equanimità.
Ciò che motiva il bodhisatta alla coltivazione delle parami fino a vette così straordinarie è il desiderio compassionevole di diffondere nel mondo l’insegnamento che conduce al senza-morte, alla pace perfetta del Nibbana. Questa aspirazione, nutrita da amore e compassione sconfinati verso tutti gli esseri viventi imprigionati nelle trame della sofferenza, è la forza che sostiene il bodhisatta nelle molte vite dedicate intensamente al perfezionamento delle parami. Ed è soltanto quando tutte le parami hanno raggiunto l’apice della perfezione che egli è qualificato all’ottenimento della suprema Illuminazione in qualità di Buddha. Perciò la persona del Buddha è il culmine delle dieci qualità rappresentate dalle dieci parami. Simile a una pietra preziosa ben tagliata, la sua persona esprime tutte le eccellenti qualità in perfetto equilibrio. Ciò spiega il motivo del profondo e gioioso significato che la nascita del futuro Buddha assume per i buddhisti. La nascita non segna semplicemente il sorgere di un grande saggio e di un mentore sul piano etico, ma anche quello di un futuro maestro per il mondo.

Dalle vette della Buddhologia classica, discendo ora al piano della storia umana, e passo brevemente in rassegna la vita del Buddha fino al conseguimento dell’Illuminazione. Fin dall’inizio devo sottolineare che il Buddha non è nato come un Illuminato. Sebbene si fosse qualificato per la Buddhità nel corso delle sue vite anteriori, dovette intraprendere una lotta lunga e dolorosa per scoprire la verità da se stesso. Il futuro Buddha nacque come Siddharta Gautama nella piccola repubblica degli Sakya, ai piedi delle colline himalayane, una regione che attualmente si trova nel Nepal meridionale. La datazione esatta della sua vita ci è ignota, ma molti studiosi ritengono che si sia svolta approssimativamente tra il 563 e il 483 a.C.; mentre un numero più ristretto pone la datazione circa un secolo più tardi. Come giovane di stirpe regale, il principe Siddharta fu allevato nel lusso. All’età di sedici anni, sposò Yasodhara, una principessa, e visse una vita appagata nella capitale Kapilavastu. Con il passare del tempo, però, il principe diventava sempre più pensieroso.
Ciò che lo turbava erano quelle importanti e scottanti domande: riguardavano lo scopo e il significato della nostra vita. All’età di ventinove anni, decise che la ricerca dell’Illuminazione aveva priorità assoluta sulle promesse di potere o il richiamo alle responsabilità di una vita mondana. Per prima cosa, il principe asceta si mise alla ricerca dei maestri, ne apprese dottrine e sistemi meditativi, ma comprese presto che quegli insegnamenti non conducevano allo scopo cui stava aspirando. In seguito adottò l’ascesi estrema, che portò avanti fino quasi alla soglia della morte. Riacquisì il vigore, assumendo alimenti nutrienti, e un giorno raggiunse un sito sul Neranjara, nei pressi di Gaya. Sedette sotto l’Albero della Bodhi, con la ferma risoluzione di non alzarsi finché non avesse raggiunto lo scopo.
Con il calare della notte, penetrò in stati meditativi via via più profondi. Poi - così ci dicono i testi - una volta che la sua mente fu perfettamente raccolta, riportò alla mente le proprie vite passate; nella veglia mediana sviluppò l’occhio divino; nell’ultima veglia penetrò le più profonde verità dell’esistenza. Al sorgere dell’alba, quella figura che sedeva sotto l’albero non era più un bodhisatta, ma un Buddha, che ha strappato via gli strati più sottili dell’ignoranza. Secondo la tradizione buddhista, tale evento si verificò nel Vesak. Nei mesi successivi, il suo seguito crebbe a passi da gigante, e fondò il sangha, l’ordine di monaci e monache, che è ancora in vita.
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Chiedersi il perché della rapidità della diffusione dell’insegnamento è rilevante oggi: viviamo in un periodo in cui il Buddhismo sta esercitando un forte ascendente su molte vite, in Oriente e Occidente. Il Buddha ha formulato l’insegnamento affrontando direttamente il problema cruciale dell’esistenza umana: la sofferenza, promettendo che chi segue fino in fondo potrà conoscere la via della liberazione. Il testo invita a trasformarsi, a praticare compassione, e a riconoscere che la vera felicità nasce dal proprio interno. La pratica della meditazione, la compassione e la saggezza sono strettamente legate. Il messaggio è che la rinuncia agli attaccamenti e la coltivazione di una mente serena conducono al bene supremo.
Video e citazioni: le parole del Buddha hanno una profondità che trascende tempi e culture, offrendo una guida per vivere nel presente, nutrendo compassione e consapevolezza. Il testo propone una selezione di citazioni celebri che illuminano il cammino verso l’illuminazione, la pace interna e una vita al servizio degli altri. Le frasi convergono sull’idea che la mente sia la fonte di sofferenza e felicità, che la felicità sia una via da percorrere qui ed ora, e che la pratica quotidiana porti a trasformazioni reali.

Per concludere, la felicità non dipende da ciò che si possiede, ma dalla qualità della mente. Non esiste una via per la felicità; la felicità è la via. Una mente disciplinata porta felicità e salute, e la pace viene da dentro. Se vuoi essere felice, sii. La pratica buddista invita a una vita di gentilezza, compassione e responsabilità personale, dove l’amore e la cura per gli altri si intrecciano con la cura di sé. Il viaggio verso la Buddhità è lungo e impegnativo, ma è accessibile a chi mantiene la determinazione e l’apertura al cambiamento.