En la fragilidad de la vida que conduzco me encuentro lleno de mP encendidas temores y egoísmos. Penso a me prima che agli altri. Io, però, pongo l’accento su di me, su quello che voglio, di cui ho bisogno, che mi manca. Parlo di quello che desidero, di quello che cerco. Per me invento delle norme e delle esigenze. Agli altri, però, detto altre norme più esigenti. Tendo all’egoismo, a pensare a me, al mio mondo ristretto. Come si può cambiare lo sguardo?
Nel matrimonio accade qualcosa di simile. L’amore iniziale cerca la propria felicità, amando la vita dell’altro e desiderando che sia felice. L’amore, però, deve maturare, crescere, diventare più profondo e puro. Quando supero quel primo amore inizio a pensare prima all’altro che a me stesso. “Con la dedizione a Dio, io stesso diventerò una personalità piena, matura. L’amore di benevolenza ama l’altro per se stesso, ovvero per l’altro; quando si tratta dell’amore di Dio, ama Dio per Dio stesso. Il mio amore può maturare. Posso cercare la felicità dell’altro più della mia.
Es una camino que posso compiere quando mi dono a Dio. Voglio solo pensarlo, non so se sono arrivato ad accarezzare quell’amore maturo che desidero. Spesso vedo mie reazioni che mi scoraggiano. Cerco il riconoscimento in modo malato. Se sono triste non posso continuare ad amare con la stessa forza. Scopro immaturità che mi fanno pensare che sono di nuovo all’inizio del cammino. Magari questo tempo di crisi aumenterà la qualità del mio amore, la profondità, la maturità.
Quindi voglio che questo periodo di vita in intimità con i miei mi educhi, mi renda più libero e maturo e meno egoista. E se perdessi quello che ho per amore del mio prossimo? Sono capace di rinunciare a ciò che è mio per amore? Voglio pensare agli altri senza pensare a quello che sto perdendo. Non voglio essere il centro, non voglio cercarmi. Un amore di Dio in me che mi porta a desiderare il bene di colui che amo prima del mio. E la sua tristezza provoca in me una compassione profonda. E mi commuovo. E penso di poter fare qualcosa per cambiare il suo stato d’animo. Esco da me stesso.
Diceva la protagonista di Piccole Donne: “Quello che mi importa è essere amata”. Voler essere amati è un passo iniziale, è quello che desidera ogni anima. Ma il salto di crescita avviene in me quando metto l’accento sull’amare, sul dare la vita, sul prendermi cura dell’altro. Chi più chi meno, tutti noi lottiamo contro l’egoismo. Dato che è una malattia tanto diffusa, perché dobbiamo preoccuparci? Perché l’egoismo in realtà è la malattia che ci porta all’autodistruzione.
No dobbiamo quindi stupirci se il profeta Joseph Smith dichiarò: «Che ogni sentimento egoistico sia non soltanto sepolto, ma annientato» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, a cura di Joseph Fielding Smith, 138). Per esempio coloro che cercano di sentirsi più realizzati indulgendo ad atti di egoismo, in effetti non fanno che svuotarsi ancora di più. Agire soltanto per soddisfare gli appetiti e le passioni è una cosa priva di senso. A prescindere da quante siano queste azioni non porteranno mai a nulla di positivo!
Ogni moto di egoismo restringe il nostro universo riducendo la nostra consapevolezza o interesse verso gli altri. Tanto tempo fa Copernico dovette spiegare a un mondo dalle vedute ristrette che questo pianeta non era il centro dell’universo. Pensando soltanto a se stesso l’egoista trova facile portare falsa testimonianza, rubare e concupire, poiché nulla deve essergli negato.
L’egoismo induce l’uomo ad essere scortese, sdegnoso e pieno di sé, capace di negare agli altri i beni, le lodi e il riconoscimento necessari, passando accanto a loro senza degnarli di uno sguardo. Al contrario di quanto accade sulla strada dell’egoismo, lungo la via stretta e angusta del Vangelo non c’è spazio per l’ira e l’arroganza. Non c’è spazio per il maltrattamento del coniuge o dei figli se nella casa c’è l’amore altruista. Inoltre l’altruismo cresce meglio nell’orto di famiglia, e allo stesso modo la nostra diligenza nello svolgere gli incarichi di chiesa che sembrano tanto semplici può aiutarci ulteriormente a vincere l’egoismo. La persona altruista è anche più libera.
Come disse lo scrittore inglese G. K. Nella vita quotidiana del discepolo di Gesù, alle molte occasioni di comportarsi con egoismo si contrappongono molti modi di evitarlo. La mitezza è la medicina giusta, poiché non si limita a nascondere l’egoismo, ma lo dissolve! Fra i più piccoli mezzi ci può essere quello di chiederci, prima di compiere un’azione importante: Chi in realtà sto cercando di aiutare?
Oppure possiamo soffermarci a contare sino a dieci prima di agire. Questi filtri possono moltiplicare per dieci la nostra saggezza. Un comportamento improntato alla mitezza ci consente di esprimere le nostre idee senza imporle agli altri. Purtroppo quando le persone si comportano con egoismo per lungo tempo, l’egoismo diventa parte della loro cultura. Le società in cui prevale questo sentimento alla fine precipitano nel caos e in esse non vi è più traccia di misericordia e di amore; la perversione e l’indifferenza prendono il sopravvento.
Questo avvenne nell’antichità quando un popolo divenne «debole a causa delle sue trasgressioni». Il declino culturale è accelerato quando l’interesse dei pochi non è più in sintonia con i valori generali condivisi in passato da tutto il popolo. Questa tendenza è favorita dall’indifferenza o dalla permissività in una società che viene condotta lentamente giù in inferno. Alcuni non si uniscono a questa corrente, ma si mettono in disparte, mentre in passato si sarebbero opposti a tale tendenza. Il poeta Yeats deplorò: «Le persone più virtose non fanno nulla, mentre coloro che agiscono nella maniera più egoistica lo fanno con tanta intensità».
Quando una società cade nell’iniquità non lo fa tutto in una volta. L’egoismo è la miccia di tutti i peccati cardinali. È il martello che spezza le tavole dei Dieci Comandamenti, portando alla mancanza di rispetto per i genitori, alla violazione della santità della domenica o a portare falsa testimonianza, uccidere e invidiare. Non dobbiamo stupirci se la persona egoista è spesso disposta a violare un’alleanza per soddisfare un appetito. Alcune persone egoiste ritengono che non vi sia nessuna legge divina e quindi nessuna possibilità di peccare.
Esse si creano un sistema etico su misura del loro egoismo. Non sorprendiamoci dunque se l’egoismo conduce a terribili errori di valutazione e di comportamento. Una delle peggiori conseguenze dell’egoismo è la perdita del senso delle proporzioni, cosa che induce a filtrare i moscerini pur ingoiando interi cammelli. Oggi vi sono coloro che filtrano i moscerini, ma accettano l’aborto praticato quando il feto è ormai sviluppato. Quando si consente all’egoismo di svilupparsi, accade oggi quello che accadde a un gruppo di bambini tanto tempo fa: cresciuti divennero padroni di se stessi e furono sviati.
Deciso a vivere a modo suo, l’uomo naturale insiste in questo comportamento fino al punto di non sentire più nulla sotto l’influenza del sedativo dei piaceri offerti dalla mente carnale. Le persone veramente egoiste usano gli altri, ma non li amano. Gli Uriah di questo mondo stiano in guardia! Alcuni secoli prima di Cristo il profeta Giacobbe rivolse questo ammonimento ai lussuriosi: «Avete spezzato il cuore delle vostre tenere mogli, e avete perduto la fiducia dei vostri figliuoli».
Quando l’amore svanisce anche i poveri e i bisognosi devono stare in guardia, poiché saranno trascurati. Anche i primi sintomi dell’egoismo mostrano uno schema preciso. Abbiamo l’obbligo di prendere nota di ogni sintomo che rivela il declino della società. Sia i capi che i seguaci sono chiamati a rendere conto di quanto accade nel declino spirituale. Il profeta Mormon guidò un popolo in declino, pregando per loro; a volte però le sue preghiere non avevano effetto a causa della malvagità del popolo. In altre occasioni un capo dotato di perspicacia distoglie un popolo da un comportamento pericoloso.
La società narcisista in cui ogni persona pensa solo a se stessa non può favorire fratellanza e comunione. Non è sorprendente che ci sia stata un’enfasi sull’adorazione di se stessi. Confronto tra egoismo e altruismo evidenzia come la grazia costruisca sulla natura: la gloria di Dio è l’Uomo Vivente. Se è vero che la grazia di Dio può superare traumi psichici e rendere santi, allora ciò che è bene psicologicamente sarà bene spiritualmente e viceversa.
La pratica contemplativa trasforma la mente: la disciplina spirituale, in particolare la preghiera, è efficace per superare l’ego spirituale. L’ego spirituale è quel momento in cui perdiamo la concezione del cammino e ci identifichiamo con esso. Esistono diverse tipologie, dalla persona che teorizza con arroganza a quella che pretende di essere prossimo Gesù. Distruggiamo l’ego spirituale rendendoci conto che è un fenomeno transitorio e impermanente. L’obiettivo è tornare al proprio vero sé vuoto, perché nulla è al di fuori di noi; il mondo è in noi, attraverso di noi.
La crescita spirituale è una danza tra ego-accrescimento e morte dell’ego. Una pratica spirituale prolungata porta cambiamenti positivi misurabili, ma è anche umiliante: è più una morte che una scalata. Non dobbiamo diventare ossessionati dal percorso; va visto come un videogioco. È essenziale riconoscere i segni dell’egoismo sociale e personale, distinguere tra amore per sé e amore per gli altri, e praticare la mitezza, che dissolve l’egoismo senza imporre idee agli altri.
Se guidiamo una società, dobbiamo evitare che l’egoismo diventi norma culturale. L’altruismo ha costi sociali ed emotivi se reso rigidamente inflessibile, ma resta necessaria una gestione equilibrata dei bisogni propri e altrui. Il cammino spirituale implica anche accettare esilio e isolamento in certi momenti, ma con la fiducia che la grazia di Dio possa guidarci verso una libertà autentica. In conclusione, la crescita autentica chiama a una relazione viva con Dio, con la propria fragile umanità e con gli altri, dentro una prospettiva di misericordia, meditazione e azione compassionevole.

16 - Trascendere il nostro ego e trovare l'amore - Ispirazioni mattutine con Lama Michel
- Identificar y reconocer los impulsos egoístas en la vida cotidiana.
- Practicar la mitezza y la bondad como antídotos al egoísmo.
- Comprender la diferencia entre amor a uno mismo sano y egoísmo destructivo.
- Integrar la oración y la contemplación para transformar la conciencia.
- Aplicar la compasión y el cuidado del prójimo en las relaciones y en la familia.
La fuente de la sabiduría espiritual está en la experiencia de amor hacia el otro y en la humildad de reconocer que el verdadero yo emerge cuando damos la vida por otros y dejamos de buscar solamente nuestra felicidad.
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