La Meditazione di Hayez: donna, simbolo nazionale e tensione romantica

Francesco Hayez, maestro del Romanticismo italiano, rivela una toccante profondità emotiva ne "La Meditazione". Realizzata nel 1851, quest'opera cattura l'essenza stessa della contemplazione, incarnata da una figura femminile sospesa tra introspezione e sentimento. Attraverso il suo sapiente uso di luci e ombre, Hayez ci invita a esplorare le complessità dell'animo umano.

Il Romanticismo Italiano può essere sintetizzato con un solo aggettivo, struggente. Un’arte che esplicita un dolore continuo e logorante e così diversa dalle declinazioni romantiche del resto dell’Europa che si interrogava sull’identità nazionale, siccome l’Italia, come nazione, nemmeno esisteva. Bisognava andare a cavarsela fuori con le unghie, ancora. In questo periodo, quelli che chiamiamo patrioti si uniscono per cucire insieme i pezzetti che avrebbero formato l’Italia; i Francesi e gli Austriaci, padroni dei vari pezzetti, dovevano essere scacciati a calci.

La Prima Guerra d’Indipendenza ha inizio con le Cinque Giornate di Milano, nel marzo 1848. I volontari si armano a favore del Regno di Sardegna contro l’Austria e perdono, sacrificandosi per la libertà. C’era stato un altro pittore, nel 1830, che aveva raffigurato una donna a seno scoperto, Delacroix con la sua Libertà che guida il popolo, la Madre Patria coraggiosa e nutrice.

Il muro blu, il colore della malinconia, esalta l’incarnato pallido e sofferente della donna; il sapiente gioco di luce esalta la purezza della pelle nuda, dei capelli corvini, della veste bianca… L’infelicità, in questo modo, è vissuta in empatia dal lettore dell’opera. L’Italia è in lutto, è rammaricata e addolorata. Ha perso centinaia di figli senza liberarsi dall’oppressione straniera. È una martire, stringe la croce come una Santa mutilata nel suo intimo, sulla quale sono incise le date delle Cinque Giornate di Milano.

Il libro consumato che stringe, invece, è quello della Storia d’Italia - sciupata prima di poter nascere. Le scritte in rosso sembrano di sangue e quella sedia di cuoio su cui siede sembra essere quella di un supplizio. Verdi, nel Nabucco, ce la fa ascoltare nel Va’ Pensiero (“Oh mia patria, ‘sì bella e perduta”). Quest’opera si doveva intitolare “L’Italia nel 1848”, ma l’etichetta venne cambiata in corsa per ovviare la censura austriaca. Il fascino di questo dipinto sta appunto nel conflitto tra messaggio politico nascosto e l’inquietudine esistenziale totalmente palese. Un monito asciutto e potente: ricordati con rispetto di chi, durante la battaglia, per avere quello che hai e ti sembra scontato, è morto.

L’opera rappresenta una donna (e su questo non abbiamo dubbi!), un po’ discinta (i miei studenti noterebbero subito quel seno esposto e…farebbero bene perché non è stato dipinto a caso! ;)). Ma allora perché il titolo non è solo “donna mezza nuda”? Perché questa in realtà è una allegoria. Insomma…non è solo una donna che sta meditando. Infatti il titolo scelto da Hayez sarebbe stato: L’Italia nel 1848. Ma in quel periodo in Italia c’erano gli Austriaci e mostrare un Paese così, non certo allegro ed ottimista, non sarebbe stato possibile. Ecco quindi che a causa della censura abbiamo immediatamente un titolo diverso: La Meditazione.

Francesco Hayez è il massimo esponente del romanticismo italiano. La sua pittura quindi rappresenta l’impegno politico e la voglia di combattere per la libertà della propria patria, l’Italia! Questo è un dipinto ad olio su tela, tecnica che Hayez sa usare alla perfezione. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti e ha quindi imparato a dipingere con la precisione di un pittore neoclassico: ombre, sfumature, la resa dei tessuti, sono sempre resi al massimo nelle sue opere!

In questo caso le misure sono quelle, insomma non aggiungono granchè alla descrizione dell’opera. Dove è conservata? Attenzione: qui bisogna specificare di quale opera di Hayez, con titolo Meditazione, si sta parlando… già perché ne esistono due versioni. Si distinguono perchè in una versione precedente, del 1850, attualmente in una Collezione Privata, la donna ha in mano solo una Bibbia. Stabilito quanto questa donna in realtà sia una allegoria che rappresenta quindi L’Italia dopo i moti del 1848…vediamo di spiegare altri particolari. Innanzitutto il volto, lo conosciamo se siamo stati in Pinacoteca a Brera, Là infatti è in mostra anche la Malinconia del 1841, stessa modella, più vestita anche se decisamente poco gioiosa e con gli abiti scomposti, quella malinconica donna pensa, forse, all’amore perduto, meditando e guardando, i fiori nel vaso che stanno ormai marcendo.

La nostra opera quindi ha origine da quella di dieci anni prima, per soggetto reale ritratto e per atmosfera in generale. La prima versione della Meditazione (sulla storia d’Italia), del 1850, in mano aveva solo una Bibbia. Nessun accenno politico. Troppo pericoloso in quel momento. Entrambe le Meditazioni ci mostrano una donna dall’aria distrutta, lo sguardo non è certo sereno, il vestito bianco è decisamente stropicciato e lasciato cadere. Tutto è perduto ormai, inutile cercare di proteggere la virtù e il proprio onore, è mezza nuda “tanto ormai peggio di così”… è una donna (una Nazione) distrutta.

I moti del 1848 hanno portato solo morti, sono morti dei patrioti, degli eroi, dei martiri (ecco perchè c’è anche la croce in mano), che hanno cercato di ottenere l’indipendenza dal Impero Asburgico. Sul libro, che stavolta non è una Bibbia (anche se lo sembra) ma con titolo La storia d’Italia, c’è ben chiara una data: 18.19.20.21.22 marzo 1848, scritta in colore rosso, rosso sangue, come quello dei morti durante le Cinque Giornate di Milano cui probabilmente partecipò anche lo stesso Hayez. Il seno nudo ricorda che la patria è come la madre che allatta i suoi figli.

La Meditazione è conservata in diverse versioni: una presente alla GAM di Torino, una in collezione privata e una a Verona con datazione 1851, evidenziando la costante attenzione di Hayez all’allegoria politica e all’estetica romantica. La mostra e la divulgazione di quest’opera hanno contribuito a consolidare Hayez come simbolo del Romanticismo italiano, capace di fondere spirito nazionale e tormento interiore in una scena di meditazione sospesa tra speranza e lutto.

Nella versione esposta in sede museale, la figura femminile è seduta, il seno parzialmente scoperto, e lo sguardo rivolto allo spettatore con intensità penetrante, mentre sul dorso del libro leggono “Storia d’Italia” e le date delle Cinque Giornate di Milano scolpite sulla croce, intrecciando così testo commemorativo e immagine simbolica.

Immagine: Hayez La Meditazione dettaglio

La relazione tra pittura, storia nazionale e censura del periodo offre una chiave di lettura per comprendere come l’arte possa diventare veicolo politico senza rinunciare alla profondità lirica dell’indagine psicologica. In questo senso la Meditazione si muove tra realtà storica e allegoria universale della patria come madre che nutre i propri figli, nonché come simbolo di resilienza di fronte all’oppressione.

Il Segreto Nascosto nel Quadro di Hayez: "La Meditazione" Spiegata

La mostra è stata presentata con rigore storico e una cura formale che rende evidente l’abilità di Hayez nel fondere luce, tessuti e segnali iconografici, offrendo al pubblico una lettura ricca di strati: politica, identità nazionale, emotività individuale. L’opera rimane una delle espressioni più intense del Romanticismo italiano, capace di raccontare la tensione tra impegno civico e contemplazione interiore in un dipinto che respira la storia.

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