Divinidad vegetal entre chamanismo y magia

Ogni civiltà, nel corso dei secoli, ha avuto in seno streghe, stregoni, sciamani ed oracoli capaci di sfruttare il potere magico della natura per il bene collettivo e per entrare in stretto contatto con spiriti e divinità di appartenenza. La stregoneria, nello specifico, è profondamente collegata ai culti sciamanici e potremmo asserire essere il primo germoglio della stregoneria moderna. Ma cos’è lo Sciamanesimo, esattamente? Si tratta di una pratica spirituale tra le più antiche al mondo, padre dei culti che hanno attraversato la Storia ed antenato delle spiritualità contemporanee. Da che se ne abbia memoria, esso è un complesso di tradizioni e credenze volto principalmente al tema della guarigione sia fisica che spirituale: lo Sciamanesimo, infatti, ha come scopo primario quello di portare l’equilibrio e l’armonia nel corpo e nello spirito così come nel mondo visibile ed in quello invisibile.

Es proprio mantenendo in equilibrio il mondo naturale - cioè quello visibile e materiale - con quello invisibile ed etereo che è possibile raggiungere la pace e l’armonia completa. La parola shaman deriva dalla lingua degli Evenki, un piccolo gruppo siberiano di lingua tungusa. Questa parola fu usata, originariamente, in riferimento ad una figura religiosa presente in quella regione, ma già in Nord America veniva applicata ad una categoria di guaritori. Lo sciamano, generalmente, viene considerato un guaritore, colui che cura l’anima ma anche il corpo grazie all’aiuto sia della natura che del soprannaturale. Lo sciamano è, a tutti gli effetti, un mediatore tra i due mondi, il ponte che permette allo spirito di raggiungere la terra e viceversa.

All’interno dello Sciamanesimo e nella pratica rituale, il potere dello sciamano proviene dagli spiriti e può risiedere negli oggetti, nei canti e nelle azioni - come quella più comune del suonare il tamburo. In molte culture sciamaniche, infatti, il ritmo dei tamburi è un alleato per il raggiungimento dello stato di trance, fondamentale per raggiungere l’altro mondo. Nelle tradizioni sciamaniche, il suono ritmico del tamburo viene largamente utilizzato per aiutare il viaggio magico e mistico dello sciamano in altri regni e dimensioni cosmiche.

Perché è tanto importante il viaggio nello Sciamanesimo? Uno sciamano che entra in stato di trance può essere posseduto da spiriti di antenati - che erano sciamani prima di lui - o posseduto da entità e spiriti del luogo (come lo spirito di una montagna) oppure ancora, la sua anima può incontrare gli spiriti che lo aiuteranno ad ottenere le conoscenze necessarie al suo scopo. Lo stato sciamanico di coscienza non è uno stato di trance profonda che rende lo sciamano incosciente di se stesso, bensì è come se egli percorresse la Via in due mondi: una parte dell’anima viaggia nei mondi spirituali mentre l’altra resta nel nostro corpo fisico. Non si tratta, infatti, di uno stato comatoso in cui lo sciamano in trance perde totalmente il controllo sul suo corpo fisico, ma di una doppia coscienza che permette lui di vedere contemporaneamente aldilà del visibile e dell’invisibile.

Tipico dello Sciamanesimo è l’utilizzo delle piante sacre, utili soprattutto per facilitare lo stato di trance - in accostamento al suono del tamburo - e per favorire il ripristino dell’armonia e del benessere. In modo particolare, infatti, gli sciamani del passato come quelli odierni utilizzano la tecnica dello smudging. Gli smudge di erbe sciamaniche per eccellenza sono: salvia bianca, cedro e ginepro. La salvia bianca, erba magica di cui abbiamo già parlato spesse volte, è particolarmente impiegata per purificare ambienti, persone ed oggetti, soprattutto qualora gli oggetti fossero nuovi o ci si trovasse in un nuovo ambiente (come una nuova casa). Anche il cedro viene usato per la purificazione, protezione e prosperità ed è particolarmente indicato per la purificazione dei cristalli.

Nel pensiero sciamanico gli spiriti possono agire nel mondo degli uomini ed intervenire nella loro vita. Gli insegnanti più importanti di uno sciamano sono gli spiriti: senza di essi uno sciamano, tradizionalmente, non potrebbe essere tale, poiché sono proprio gli spiriti che forniscono insegnamenti preziosi allo sciamano - che diventa così loro apprendista. All’interno dello Sciamanesimo, gli spiriti possono essere di vario tipo: antenati defunti, spiriti guida di natura animale o spiriti legati alla natura stessa. Lo Sciamanesimo, in virtù della sua espansione in tutto il mondo, si è manifestato spesso in maniera diversa in base al popolo di riferimento. Nella sua versione celtica, lo Sciamanesimo è un modo di vedere la realtà che si manifesta in forma visibile ed in forma invisibile - mondi a cui gli Sciamani celti, chiamati Druidi, avevano accesso. Per i celti i templi non erano luoghi costruiti da mani umane bensì luoghi naturali come i boschi, le foreste, fiumi e laghi. Per connettersi con gli spiriti, infatti, per i celti bastava immergersi nella natura ed entrare in contatto profondo con essa.

Sciamanesimo e Wicca hanno in comune più di quanto si possa immaginare! La Stregoneria, la Wicca e gran parte dei culti spirituali nascono dal desiderio di connettersi alle proprie divinità attraverso la natura nonché ricercare - come chiunque al mondo - la pace e l’equilibrio. Come abbiamo accennato in apertura, le prime streghe, proprio come gli sciamani, erano principalmente guaritrici: mediante la magia verde, le erbe e le conoscenze sì spirituali ma anche naturali, esse riuscivano ad ottenere rimedi curativi straordinari. Lo Sciamanesimo, difatti, altro non è che l’origine dell’odierna Stregoneria e della moderna Wicca: radici antiche che ancora oggi si snodano dalla stessa matrice. Ancora oggi in tutte le pratiche spirituali vi è il forte uso del cosiddetto viaggio astrale: esso consente agli iniziati di oggi di connettersi al divino ed incontrare i propri Dèi e spiriti familiari al fine di ottenere informazioni, conoscenze, consigli e potere.

arte degli spiriti e simboli naturali

Per meglio comprendere il legame che intercorre tra Sciamanesimo e Wicca, è necessario fare un passo indietro, precisamente nel 1983. “Quella di Ara è una tradizione rinnovatrice della spiritualità wicca, basata sul principio, considerato centrale, dell’esperienza dell’immanenza della Divinità. Oggi lo Sciamanesimo è una pratica spirituale ancora viva in tutto il mondo. Esso esiste da quando esiste l’uomo perché nasce dalla coscienza collettiva degli uomini e si evolve con esso in funzione degli uomini che lo praticano. La pratica sciamanica ed i viaggi sciamanici permettono di esplorare l’inconscio alla scoperta di noi stessi per comprendere i meccanismi profondi che ci animano. Comprendere quali sono i nostri malesseri, eliminare blocchi che provocano in noi collera, paure, malattie ci permette di scoprire i nostri punti deboli e di ristabilire l’equilibrio.

In questo modo possiamo evolvere ed avanzare lungo il nostro cammino spirituale. Il termine indica, in generale, la pratica e la forma di sapere esoterico e iniziatico che si presentano come capaci di controllare le forze della natura. La magia è stata oggetto, nelle varie culture e nei diversi periodi storici, di valutazioni opposte, ora considerata forma di conoscenza superiore, ora rifiutata come impostura e condannata dalle autorità civili e religiose. In antropologia, magia è il complesso di credenze nella possibilità di dominare forze naturali o soprannaturali per scopi ritenuti utili, o anche per recare danno, con riti o manipolazioni (donde il termine fattura) da parte di un mago o fattucchiere, il quale sarebbe in grado di produrre o impedire un particolare evento.

La molteplicità delle tradizioni magiche e la diffusione nei cinque continenti delle pratiche connesse alla magia ‒ intesa come volontà di controllare le forze della natura ‒, le loro trasformazioni storiche e il fatto stesso che si siano conservate e permangano fino a oggi, rendono difficile tracciare un quadro storico generale. Tradizioni indipendenti e ben radicate nella giustizia sociale si sono sviluppate nell'antico Egitto, in India, nel Medio Oriente e in tutti quei contesti dove il tratto predominante è quello sciamanico, dall'Australia aborigena a tutto il continente americano, alla Siberia e alla Lapponia. Connessioni con questo sostrato sciamanico, di origine paleolitica, sono state ipotizzate anche per le tradizioni magiche della stregoneria in Europa occidentale e nella nostra penisola (Ginzburg 1989).

Sarebbe possibile, per es., tracciare un itinerario a partire dalla figura del dio egizio Thoth, 'inventore' delle arti magiche, attraverso la tradizione gnostica ed ermetica del 2° secolo a.C. Il termine magia deriva dal greco μαγεία, e mago da μάγος. Magi erano detti i sacerdoti zoroastriani, esperti nelle arti astrologiche e divinatorie. I seguaci di Zoroastro, figura leggendaria di profeta e iniziato vissuto in Persia attorno al 1000 a.C., possono rappresentare un interessante punto di riferimento. Dai libri dell'Avesta, la raccolta tradizionale di testi religiosi e di inni zoroastriani, emerge un corpus esoterico e rituale rilevante, e in esso una particolare concezione esoterica e filosofica, il maga. Si tratta di uno speciale stato psichico che l'officiante del rito raggiunge nella parte centrale del sacrificio, lo yasna, e corrisponde all'invocazione della divinità e alla recitazione di una particolare formula.

Nel rituale vedico indiano esiste una concezione analoga (il maghà), che rappresenta il dono offerto dalla divinità in cambio del sacrificio, del canto e della ripetizione dei mantra. La principale caratteristica del potere del maga, nel rituale persiano, è quella di conferire una vista fuori dal comune, ossia il dono della 'visione spirituale'. Al compimento del suo percorso iniziatico il sacerdote raggiunge la condizione di veggente: è perciò in grado di vedere con gli occhi dell'anima quello che non è possibile vedere con i sensi corporei (Gnoli 1971).

Questa concezione del maga persiano, come del maghà vedico, mette in evidenza i tratti fondamentali dell'azione magica: la dimensione dello scambio con la divinità (o con un aiutante spirituale), il sacrificio, la recitazione di una formula (o di un incantesimo), il conferimento di un potere che trascende le normali possibilità dei sensi corporei. Nella tradizione induista gli straordinari poteri magici che gli yogin possono raggiungere, attraverso la concentrazione e l'unione con i principi primi del cosmo, sono chiamati siddhi. Un altro interessante riferimento etimologico è quello del termine tedesco zauber, o di termini equivalenti in altre lingue che per designare la magia usano parole la cui radice significa 'fare' (Mauss 1950).

In italiano, per es., usiamo i termini fattura o maleficio con lo stesso significato: queste parole indicano insieme i gesti rituali, gli incantesimi e anche il manufatto o l'amuleto che la maga o il mago hanno costruito assemblando o modellando oggetti diversi. Un esempio sono i tradizionali feticci africani o vudù, oppure i caratteristici amuleti d'amore diffusi tra i nativi americani: i chippewa dei Grandi Laghi costruivano questi amuleti intagliando due figurine nel legno, con i profili abbozzati di un uomo e una donna. Le figurine, alte 2-3 cm, venivano legate insieme con un capello o con un filo del vestito appartenenti alla persona che si desiderava influenzare. A esse veniva inoltre attaccato un sacchettino di pelle di daino contenente la 'medicina d'amore' (semi di una pianta particolare in combinazione con altre polverine). L'amuleto così preparato veniva messo in una sacca decorata e indossato dalla persona che voleva praticare l'influsso magico. La credenza voleva che questi amuleti fossero in grado di attirare una persona anche a grandi distanze, provocandogli forti mal di capo e sanguinamenti dal naso. A volte la medicina veniva posta direttamente sul corpo delle figurine: una donna che intendeva riconquistarsi l'amore del marito doveva applicarla su quella maschile in corrispondenza del cuore (Densmore 1929).

Gli aspetti della fabbricazione dell'amuleto e della fattura, come tratti distintivi dell'azione magica, hanno portato gli antropologi a riflettere sulla natura dei rapporti causali in questo genere di atti e sulla loro presunta efficacia. Seguendo questa linea interpretativa, M. Mauss ha tracciato una demarcazione tra magia e tecnica nel rapporto tra causa ed effetto, e nel suo Saggio di una teoria generale della magia, del 1902-03, ha definito i riti magici "atti tradizionali dotati di una efficacia sui generis" (Mauss 1950, trad. it., p. La questione sull'efficacia dei poteri magici, per come è stata posta da Mauss, e del resto tutta la interpretazione che l'antropologia ottocentesca ha elaborato sui fenomeni magici hanno sofferto di un errore dogmatico di fondo (De Martino 1948).

L'opera di E.B. Tylor, Primitive culture (1871), che può essere considerata la base del paradigma antropologico evoluzionista, è chiaramente animata dall'intento di sferrare un deciso attacco contro la superstizione e stabilire il primato della razionalità del mondo occidentale. Secondo Tylor, i fenomeni magici sono semplicemente riconducibili a errate associazioni di idee. Su questa stessa linea di pensiero, J.G. Frazer, in The golden bough (1890), considera la magia come lo stadio primordiale della religione e, più in generale, come il grado più basso dell'attività intellettuale. La supposizione dogmatica di questi e di altri autori della medesima corrente di pensiero è che esista una natura data (o un unico livello di realtà) normale o paranormale, ordinaria o straordinaria, nella quale la 'presenza' umana possa essere collocata e determinata secondo il modello offerto dalla civiltà occidentale.

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