La ausencia de scopo, cioè il non voler ottenere nulla, è l’essenza stessa del Nirvana, secondo Thich Nhat Hanh. Significa saper vivere nel presente, nel qui e ora, senza un’agenda da seguire. La terza delle 3 Porte della Liberazione è l’assenza di scopo (apranihita): non c’è niente da fare, niente da realizzare, niente da programmare, nessuna meta.
Questo insegnamento buddhista si riflette nell’idea che una rosa non ha uno scopo se non essere una rosa; allo stesso modo, il tuo scopo è essere te stesso. Non c’è bisogno di correre per diventare qualcun altro: sei già meraviglioso così come sei. L’insegnamento invita a godere di noi stessi, del cielo azzurro e di ogni cosa risanatrice nel momento presente. Senza scopo, le cose si dispiegano da sole e la felicità emerge dall’essere piuttosto che dall’ottenere.
Assenza di scopo e Nirvana: una menzione del Sutra del Cuore
Si dice che entriamo nel nirvana non come una meta distante, ma come un stato già presente: “noi siamo già nel nirvana” e “assenza di scopo e nirvana sono la stessa cosa”. Prova a praticare l’assenza di scopo anche solo per cinque minuti e vedrai quanto sarete felici in quei cinque minuti. Il Sutra del Cuore dice che “non c’è nulla da raggiungere”: non meditiamo per raggiungere l’illuminazione, perché l’illuminazione è già dentro di noi.
La pratica quotidiana diventa la chiave: camminare, respirare consapevolmente, osservare il sole che entra dalla finestra o ascoltare la pioggia. Sia chiaro: non c’è alcun bisogno di rincorrere, perché abbiamo già tutto ciò che serve per essere felici nel momento presente. Chi vive con questa visione non attende condizioni esterne per la felicità, né cerca una meta distante.
Prospettiva Nichiren: Daimoku, kosen-rufu e responsabilità
Nichiren Daishonin identifica una via pratica per realizzare la Buddità: Nam-myoho-renge-kyo, che racchiude l’essenza del Sutra del Loto. Recitare Nam-myoho-renge-kyo con l’impegno di realizzare kosen-rufu significa impegnarsi a manifestare il proprio potenziale al massimo e a contribuire al bene della società. Lo studio delle scritture buddiste è parte integrante della pratica: “Impegnati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio non può esservi Buddismo.”
La rivoluzione umana, definita da Josei Toda e portata avanti da Shin’ichi, è un cambiamento interno che permette di influenzare positivamente l’ambiente circostante senza conflitti. L’insegnamento sottolinea che la vittoria nella vita nasce dalla determinazione, dalla pratica costante e dal desiderio di servire gli altri. Non si tratta di una riforma esterna: è una trasformazione interiore che genera azioni efficaci nel lavoro, nella famiglia e nella comunità.
La pratica di Nichiren e la visione dell’interdipendenza
Nichiren Daishonin sostiene che tutti gli esseri possiedono la natura di Budda, e che il daimoku serve a risvegliare quella Buddità intrinseca in chiunque. La pratica è accessibile a chiunque, indipendentemente dallo status o dalle circostanze. Praticare per sé e praticare per gli altri sono due facce della stessa medaglia: la propria rivoluzione umana alimenta la possibilità di contribuire al benessere degli altri, e viceversa.
Lo scopo ultimo della pratica buddista è una felicità assoluta e indistruttibile che nasce dall’apertura del cuore e dalla responsabilità verso gli altri. L’ideale di kosen-rufu implica un mondo pacifico, fondato sul riconoscimento della sacralità della vita; questa visione inizia qui e ora, nel dialogo con chi ci sta accanto. Il Sutra del Loto invita a ricercare le cause presenti per comprendere gli effetti futuri: tutto avviene per una catena di cause interconnesse.
Intersezioni tra Nirvana, assenza di scopo e responsabilità sociale
La pratica della consapevolezza e la ricerca della pace interiore non sono solo atteggiamenti individuali, ma impegni concreti per migliorare la società. La responsabilità di creare pace e gioia parte dall’individuo e si irradia nella comunità: un’azienda, una scuola, un quartiere possono diventare rifugi di felicità se le persone coltivano la Buddità dentro di sé. La rivoluzione umana non riguarda solo l’intenzione personale, ma l’impegno a trasformare le relazioni sociali e a promuovere una coesistenza creativa basata sulla compassione e sull’autonomia individuale.
La tradizione Nichiren enfatizza che recitare Nam-myoho-renge-kyo e insegnare agli altri a fare lo stesso è la via più diretta per rafforzare lo stato di Buddità anche nella vita quotidiana. In questa prospettiva, l’educazione alla pratica buddista e lo studio dei sutra non hanno solo scopo teorico: sono strumenti per verificare i principi buddisti nella realtà concreta. La realtà è una rete di cause ed effetti, e il nostro presente è sia risultato sia punto di partenza delle azioni future.
Esempi e contesto storico
Nel contesto delle scuole Nichiren, la SGI (Soka Gakkai International) è una delle organizzazioni più importanti, con una comunità globale che mette al centro la pratica ordinaria e l’impegno per gli altri. Nichiren chiamò a una pratica accessibile a tutti, superando le barriere sociali e culturali, affinché ogni individuo potesse risvegliarsi e contribuire al bene comune. L’educazione al Dharma è vissuta come trasformazione pratica: dal proprio lavoro ai rapporti familiari, fino all’impegno civico, per creare una società in cui prevalga la compassione e la dignità di ogni essere.
La filosofia della vita buddista di Nichiren, radicata nel Sutra del Loto, invita a una lettura del mondo in cui tutto è interconnesso. La nostra azione presente può essere la chiave per un futuro migliore, e la felicità non dipende da circostanze esterne ma dall’allineamento interno con la Legge mistica. La pratica si manifesta non solo nell’illuminazione individuale, ma anche nel modo in cui scegliamo di vivere, insegnare e ispirare gli altri.
