Avrebbero assunto tutti ayahuasca, la bevanda di erbe amazzoniche con potenti effetti psicotici vietata in Italia, i partecipanti al "rito di purificazione" nell'ex abbazia di Vidor (Treviso) al termine della quale scomparve Alex Marangon. Il 25enne di Marcon (Venezia) fu trovato morto sul greto del Piave. L'elemento emerge dalla perizia tossicologica affidata dalla Procura di Treviso sui capelli di 17 partecipanti al "rito", 16 dei quali positivi al Dmt, il principio attivo, e alle beta-carboline che aumentano gli effetti visionari dell'ayahuasca. Sette dei partecipanti, inoltre, sono risultati positivi anche alla cocaina.
Marangon, secondo l'ipotesi al momento prevalente, sarebbe morto a causa di una violenta crisi psicotica dovuta all'assunzione di cocaina e ayahuasca, che lo avrebbe spinto a lanciarsi dalla terrazza dell'abbazia che si affaccia sulla riva del fiume, cadendo da 15 metri di altezza; il corpo sarebbe stato quindi trascinato dalle piogge e ritrovato, il primo luglio, otto chilometri più a valle, a Ciano del Montello. L'arrivo della scientifica e dei Carabinieri presso l'Abbazia di Vidor, nel trevigiano, è stato documentato in una cronaca degli eventi.
Contesto e protagonisti
All'abbazia di Vidor infatti sono tornati oggi i Carabinieri con gli specialisti allo scopo di setacciare la struttura sconsacrata e i percorsi che da lì portano al fiume Piave. Un nuovo sopralluogo per cercare di individuare il punto in cui è stato ucciso Alex Marangon, il barista 25enne di Marcon (Venezia) scomparso il 30 giugno e il cui corpo è stato trovato in un isolotto del fiume alle Grave di Ciano il 2 luglio. ANSA/ NUOVE TECNICHE
Lo scenario che emerge dalle indagini tende a descrivere il ritiro sciamanico come un ritrovo di persone probabilmente alterate dall'assunzione di infusi di sostanze “purgative” previste dal rito. Non solo ayahuasca, una pianta allucinogena usata nei riti di purificazione sciamanica, ma forse altre erbe usate dai due 'curanderi' sudamericani invitati all’abbazia di Vidor. Gli effetti di queste bevande, viene spiegato dagli inquirenti, inducono spesso reazioni immediate e violente di espulsione di materia gastrointestinale, oltre che perdita di lucidità. Tra le ipotesi sulla dinamica della morte del 25enne, si fa strada quindi quella che il 25enne possa essersi trovato privo di lucidità e che questa condizione lo abbia portato ad allontanarsi rapidamente dal gruppo nel cortile della ex abbazia di Santa Bona.
Perizia tossicologica e conseguenze legali
Già a gennaio, le indagini avevano evidenziato come la serata fosse stata organizzata da un gruppo ristretto con il coinvolgimento di cosiddetti “curanderos”, figure tradizionali sudamericane, e come la partecipazione fosse avvenuta in un clima di forte suggestione collettiva. Secondo gli ultimi accertamenti della Procura di Treviso, basati su una perizia tossicologica condotta sui capelli di 17 partecipanti al raduno avvenuto nell’ex abbazia di Vidor, 16 di loro sarebbero risultati positivi al Dmt (Dimetiltriptammina) e alle beta-carboline, i principi attivi dell’ayahuasca, una bevanda di origine amazzonica vietata in Italia. Sette dei partecipanti, inoltre, sono risultati positivi anche alla cocaina.
In campo giudiziario, risultano indagati l’organizzatore dell’evento, Andrea Zuin, la sua compagna Tatiana Marchetto, i due curanderos colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo, oltre a Alexa Da Secco, moglie del proprietario dell’abbazia. Castillo e Benavides - stando all’ipotesi dei magistrati - avrebbero gestito il rito sciamanico compreso nell’evento al quale Marangon si era iscritto. L’autopsia sulla salma ha rilevato colpi sul cranio e altre fratture compatibili con una caduta dall’alto, e non con un incidente tipico. L’ipotesi prevalente resta quella di una morte violenta in seguito a una crisi psicotica collegata all’uso combinato di sostanze.
Dinámica y perspectivas
La pista principal indica que Alex potrebbe aver perso la lucidità durante la cerimonia, durante la quale l’ayahuasca è stata assunta insieme ad altre erbe potenzialmente allucinogene. L’ipotesi di un omicidio non è chiusa: tra i traumi osservati e la presenza di sostanze illegali, gli inquirenti valutano anche l’eventuale cessione di droghe correlate agli eventi, oltre a una possibile aggressione da parte di terzi. Le testimonianze dei partecipanti e i referti medici continuano a essere centrali per ricostruire una dinamica complessa che unisce ritualità, droga illegale e perdita di controllo.
Contesto storico e concettuale
Il fenomeno dello sciamanesimo ha una lunga tradizione etnografica: lo sciamano è un fulcro di riti, trance e conoscenze tradizionali, interpretato in modi differenti da approcci religiosi, psicologici e mistici. L’uso di sostanze allucinogene in contesti rituali è stato oggetto di molte interpretazioni, che includono elementi di medicina tradizionale, prova di qualificazione personale e dimensioni spirituali. Queste letture hanno influito sulle concezioni occidentali dello sciamanesimo, contribuendo a movimenti neosciamanici che, in alcuni casi, si sono trasformati in iniziative commerciali o in percorsi di autoconsapevolezza individuale. Tuttavia, la situazione nell’abbazia di Vidor resta centrale per comprendere come ritualità antiche e droghe illegali possano interagire con dinamiche moderne di gruppo e di potere.
Domande aperte e riflessiones
La domanda centrale rimane se sia stato un incidente, una caduta accidentale, o un atto intenzionale legato a una violenza premeditata. La presenza di un occhio nero e ferite al costato sul cadavere complica la ricostruzione della dinamica, suggerendo che la caduta non possa essere spiegata solamente come un salto dall’alto. La relazione tra l’ayahuasca, le sostanze stimolanti e gli effetti psicoattivi potrebbe aver acuito stati di confusione e impulso, ma resta da chiarire se vi sia stata una partecipazione di terzi nell’esito tragico.

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