Quella romena è la prima comunità ortodossa in Italia, con 963 000 fedeli secondo i dati ISMU aggiornati al 1° gennaio 2020. La storia della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia è piuttosto recente.
La comunità ortodossa romena in Umbria, insieme alla comunità ortodossa russa e a quella greca, è stata oggetto di una pratica di condivisione degli spazi religiosi promossa già da diversi anni dal Centro Ecumenico di Perugia “San Martino”, di cui si è discusso lo scorso 16 ottobre in un webinar realizzato da Bridge, il progetto dell’UE e del Ministero dell’interno per promuovere il dialogo interreligioso in Italia.
“La comunità cattolica di Perugia qualche anno fa si è trovata ad affrontare due impellenze: la dismissione di molte parrocchie e la mancanza di spazi di culto per la nutrita comunità ortodossa presente nel territorio” spiega Annarita Caponera, presidente del Centro ecumenico perugino. “Abbiamo pensato così di concedere in comodato d’uso alla comunità ortodossa spazi di chiese dismesse, partendo inizialmente da una sola basilica che raccogliesse tutti gli ortodossi del territorio e arrivando a ben 3 parrocchie affidate rispettivamente alla chiesa ortodossa russa, a quella greca e a quella romena. Un perfetto esempio della riuscita del progetto è costituito dall’ex chiesa di San Fiorenzo a Perugia, oggi basilica di San Fiorenzo e San Sava.”
“Cuando las diferentes comunidades, o chiese, sono in dialogo possono condividere anche gli spazi, o basiliche, senza che si crei attrito”, sostiene il Pastore Petru Heisu della comunità ortodossa rumena perugina. “Oggi il dialogo tra cattolici e ortodossi è a un punto importante, impensabile fino a 40 anni fa, favorito anche dall’attuale Pontefice. Noi ortodossi rumeni, in particolare, abbiamo sperimentato un rapporto amichevole con i sacerdoti cattolici fin dalla nascita delle prime comunità.”
Para muchos romenos, avere un luogo di culto è una questione importantissima: la basilica diventa più di una casa, anzi diventa proprio un ponte tra la vita in Italia e la vita in Romania. Venerdì 14 dicembre, sarà ufficialmente inaugurata la parrocchia Ortodossa Romena intitolata ai «Ss. Martiri Gervaso, Protaso, Nazario, Celso e S.» alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Interverranno: S.E. Varlaam Merticariu, Vicario Patriarcale del Patriarcato Romeno e Segretario del Santo Sinodo della Chiesa Romena; Prof. Bogdan Tataru-Cazaban, Istituto della storia delle Religioni, Accademia Romena (già Ambasciatore presso la Santa Sede); P. Adalberto Mainardi, Comunità di Bose.
Alle 21 nella Basilica San Simpliciano (Piazza S. Diocesi di Torino) si svolgerà un Corso triennale di formazione ecumenica. Le Chiese ortodosse dell’Europa dell’est. Conferenza di p. Elia Citterio dell’11 novembre 2006. Pubblicato in A. Roccucci (a cura di), “Chiese e culture nell’Est europeo. Prospettive di dialogo”, Milano 2007, Paoline, pp. Nel contesto allargato di una storia europea, quale ruolo è riservato alla Romania?
L’interesse per questa nazione, la sua storia, le sue tradizioni, va oggi crescendo, come testimonia la recente mostra nei Musei Vaticani dedicata a Stefano il Grande - Ponte tra Oriente e Occidente (1 ottobre-31 ottobre 2004). Salito al trono della Moldavia nel 1457, vi regnò fino al 1504. Tra i primi atti di Giovanni Paolo II si pone la lettera apostolica Egregiae virtutis (31 dicembre 1980) con la quale egli volle collocare a fianco di s. Benedetto i santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa, ma non tanto perché apostoli delle genti slave, quanto missionari greci che portarono la tradizione religiosa e culturale nel cuore dell’Europa.
Se la ricezione da Vjačeslav Ivanov dell’idea di chiesa quale corpo a due polmoni, quello orientale e quello occidentale, si presenta come l’abbandono di qualsivoglia esemplarità latina, l’enciclica Slavorum Apostoli proclama il profondo significato ecclesiale insito nell’incontro tra le due tradizioni greca e latina.
Nel contesto storico, la Romania gioca un ruolo sui generis. Lo spazio romeno è segnato da dinamiche che hanno conferito una configurazione specifica: espressione di una sintesi tra Baltanità, Mitteleuropa e influenze balcaniche. La Chiesa Romana Unita, con la Scuola di Blaj, ha contribuito a formare l’identità culturale romena in Transilvania e oltre.
Nei principati danubiani Moldavia e Valacchia, il risveglio della coscienza nazionale si strutturò grazie ai Lumi e ai movimenti di liberazione dal dominio ottomano. Nel 1859 si unificarono, e nel 1878 l’indipendenza fu riconosciuta, seguito dall’unione delle metropolie e dall’autocefalia della Chiesa nel 1885. Nel 1918 si costituì la Grande Romania, e nel 1923 la Chiesa greco-cattolica fu riconosciuta come Chiesa nazionale minoritaria. Nel 1925 Bucarest divenne Patriarcato. La Romania affrontò mutamenti politici e religiosi durante il XX secolo, inclusa l’influenza sovietica postbellica.
La tradizione esicasta romena rappresenta un fenomeno unico nell’Ortodossia, con una rete di esicasteri che ha formato monasteri e firmano continue espressioni spirituali. L’esicasmo, origine dell’hesychía, ha influenzato profondamente la spiritualità ortodossa romena, con una storia di scoperte monastiche che si intreccia con la vita culturale e religiosa nazionale.
Il Centro Spirituale Manresa, in Romania, è un esempio di dialogo tra diverse tradizioni ascetiche e spirituali. Dal 1990, i gesuiti hanno contribuito alla formazione spirituale e pastorale, offrendo ritiri e programmi di discernimento e collaborando con comunità greco-cattoliche, cattoliche e ortodosse, per promuovere una comprensione ecumenica e una missione condivisa.
In questa cornice, i ritiri e gli incontri spirituali mirano a offrire un orientamento vitale per chi cerca significato e una crescita della fede, coinvolgendo giovani, famiglie e comunità locali. Le attività includono momenti di preghiera, percorsi di discernimento, conferenze e momenti di ascolto comunitario per accompagnare le persone nel loro cammino di fede.

El Diálogo Interreligioso / Enrique Dussel
Struttura e attività principali
La parrocchia ortodoxa rumena in Perugia funge da fulcro di vita liturgica e pastorale, offrendo un luogo di culto, ritiri spirituali e momenti di formazione teologica e pastorale. Le attività giovanili e le iniziative ecumeniche si intrecciano con i progetti sociali e culturali della comunità locale, promuovendodialogo e collaborazione tra Chiese.
Il Centro ecumenico di Perugia “San Martino” svolge un ruolo chiave nel facilitare la condivisione degli spazi religiosi e nel promuovere occasioni di dialogo tra diverse confessioni cristiane, contribuendo a una convivenza pacifica e a una maggiore conoscenza reciproca tra fedeli.
Il rinnovato interesse per la storia religiosa della Romania e la sua influenza su scala europea testimonia la vitalità di una tradizione cristiana che collega Oriente e Occidente, con un patrimonio liturgico, teologico e culturale che continua a ispirare pratiche spirituali in contesti moderni.
La pratica di condivisione degli spazi sacri tra ortodossi russi, greci e rumeni in Umbria è un esempio concreto di come le comunità possano convivere senza conflitti, mettendo al centro il rispetto reciproco, la bellezza liturgica e la necessità di spazi di culto per una comunità numerosa e radicata nel territorio.
- Condivisione di chiese dismesse per creare un polo ortodosso integrato nel tessuto urbano.
- Inaugurazione della parrocchia ortodossa romena in una cornice ecumenica e di dialogo tra confessioni.
- Promozione di ritiri spirituali e incontri di discernimento per giovani e adulti.
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