Gualtiero Nativi y las posibilidades trascendentales del arte abstracto clásico

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Una mirada al rol de Nativi en los movimientos de vanguardia y su legado

Ha partecipato ai movimenti d'avanguardia del dopoguerra. Tra i vari premi (Golfo della Spezia 1950, Premio del Fiorino 1960, 1961, 1964, 1969, Capo d'Orlando 1963, Termoli 1964, Pontedera 1956, Città di Lucca 1966, Città di Fiesole 1965, Verona 1969), gli è stato conferito nel 1977 il premio "Cino" della città di Pistoia. Sue opere figurano in collezioni private e pubbliche di tutto il mondo; nella Galleria degli autoritratti e nel Gabinetto dei Disegni e Stampe degli Uffizi e nelle raccolte comunali di numerose città italiane. Nell'arco della sua attività ha partecipato attivamente alle più importanti rassegne di arte contemporanea in Italia e all'estero: come le storiche mostre di arte astratta alla galleria d'arte moderna di Roma (1951-53-55), alle Quadriennali di Roma, alla biennale di Venezia (1952), alle mostre di arte italiana nei musei d'arte moderna di Vienna, Belgrado e Zagabria, alla Biennale internazionale di S.

Ha partecipato ai movimenti d'avanguardia del dopoguerra: ha fatto parte del gruppo raccoltosi intorno a "Torrente" (1945). È stato fra i fondatori del gruppo "Arte d'Oggi" (1947) e firmatario del Manifesto dell'Astrattismo Classico (1950). Davvero singolare e anche un po’ sfortunata la storia di questo gruppo che ha goduto di un breve momento di notorietà nell’immediato dopoguerra, dal ’47 al ’49, per poi piombare, nell’incomprensione generale, in una sostanziale oscurità nel periodo immediatamente successivo. Composto da cinque artisti - Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi e Mario Nuti - il gruppo dell’astrattismo classico fin dagli inizi si lega a doppio filo a un ben preciso orientamento politico, il marxismo. L’obiettivo che i cinque artisti si pongono è quindi quello di trasporre in chiave artistica l’ideologia marxista, con uno slancio e un entusiasmo che, permeati di un vago utopismo, restano però incomprensibili ai più.

La mostra allestita al Centro Arbur ripropone per la prima volta a Milano trentadue opere del pittore Nativi, alcune delle quali in vendita, elaborate tra il ’47 e il ’50. I dipinti che più colpiscono sono forse quelli di Gualtiero Nativi, in un certo senso il leader del movimento, in quanto caratterizzati da un’intensa vibrazione e da un utilizzo del colore nelle sue più diverse sfumature cromatiche che portano a risultati di grande interesse. Nel progetto iniziale di Nativi, Berti, Brunetti, Monnini e Nuti l’astrattismo classico avrebbe dovuto rappresentare l’avanguardia artistica di una futura e imminente avanzata del marxismo negli strati popolari di Firenze prima e dell’Italia poi. La storia ha seguito ben altri percorsi, tuttavia l’astrattismo classico fiorentino si è ritagliato un suo spazio nella storia artistica del dopoguerra.

Nativi ha fatto parte anche del Gruppo Espace di Parigi. I cookie sono stringhe di testo memorizzate su computer, tablet, smartphone, notebook, da riutilizzare nel corso della medesima visita o per essere ritrasmessi agli stessi siti in una visita successiva. Ai sensi dell'art. 13 del D.l.vo n. 196/2003 En Joy Energia rende noto agli utenti del sito che utilizza unicamente cookie di tipo tecnico, che non richiedono un preventivo consenso; si tratta di cookie necessari, indispensabili per il corretto funzionamento del sito, servono per effettuare la navigazione o a fornire il servizio richiesto dall'utente; in particolare, essi sono suddivisi in: Cookie di navigazione o di sessione: garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito; Cookie analytics: sono utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti che visitano il sito stesso; con questi cookie non vengono raccolte informazioni sull'identità dell'utente, né alcun dato personale; Cookie di funzionalità: permettono all'utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua) al fine di migliorare il servizio reso.

Nativi Gualtiero (Pistoia, 1921 - Greve in Chianti, 1999) fondò con i pittori astratti di Firenze Berti, Monnini, Brunetti il gruppo Arte d’Oggi. Nel 1949 il gruppo espose presso la Libreria Salto e nello stesso anno la Mostra Internazionale “Arte Oggi” riunì diversi lavori di astrattisti fiorentini, romani e di elementi del MAC. Possiedi un’opera di Gualtiero Nativi e vuoi venderla? Abbiamo già trattato 39 opere di Gualtiero Nativi vendute a prezzi superiori rispetto alla stima iniziale. Nativi Gualtiero (Pistoia, 1921 - Greve in Chianti, 1999)Gualtiero Nativi fondò con i pittori astratti di Firenze Berti, Monnini, Brunetti il gruppo Arte d’Oggi. Nel 1949 il gruppo espose presso la Libreria Salto e nello stesso anno la Mostra Internazionale “Arte Oggi” riunì diversi lavori di astrattisti fiorentini, romani e di elementi del MAC. Nel 1950 firmò il Manifesto dell’Astrattismo con Monnini, Berti e Brunetti, in cui propose un purismo geometrico da contrapporre agli elementi lirici dell’astrazione. Nel 1951 partecipò alla mostra Arte astratta e concreta presso la Galleria d’Arte Moderna ed entrò a far parte dell’Art Club; successivamente espose presso la Galleria La Salita di Roma. Allievo di Giorgio Pasquali alla facoltà di lettere, tramite un compagno di corso entrerà nel 1945 in contatto con il gruppo della rivista “Torrente”, dove conoscerà Berti Brunetti e Farulli, con i quali, e con un più ampio giro di artisti, fonderà l’anno seguente il movimento Arte d’oggi nel quale sarà tra i più convinti sostenitori di un’arte astratta fondata su radici classiche. Una messa a punto che Nativi preferirà ben collaudare per tutto il 1947, presentandosi con gli altri astrattisti solo nella 2a mostra del gruppo tenuta alla Galleria Firenze l’anno dopo, esponendo ancora con Berti, Bozzolini, Brunetti Monnini e Parnisari alla milanese Galleria Bergamini e poi nel ’49 alla 3a mostra del gruppo alla Galleria Vigna Nuova. Dipinti come Simbolo, Equilibrio, Costruzione, riportano l’estrema attenzione allo studio tra le connessione dei vari elementi in una pulizia tecnica di estremo rigore. Invitato nel ’52 come grafico alla XXVI Biennale veneziana, si avvicinerà al Groupe Espace di Parigi, interessandosi a connessioni tra struttura architettonica e decorazione astratta, già attuata a Firenze su commissione dell’architetto Giovanni Michelucci suo concittadino, assieme agli esponenti del gruppo astratto e puis isolatamente con le composizioni eseguite per il fiorentino Caffé Donnini. Nativi sarà invitato a esporre alle mostre sull’arte astratta alla Galleria d’Arte Moderna di Roma nel 1951, ’53 e ’55, alle Quadriennali romane del 1959, del ’65, del ’73 e alla Biennale Intenazionale di S. Paolo del Brasile. La sua attività era parimenti documentata in numerose collettive in Italia e all’estero: nel ’55 con Brunori, Dorazio, Perilli, Romiti e Sanfilippo alla Galleria Schneider di Roma, nel ’57 al Brooklyn Museum di New York e in rassegne nei musei d’arte moderna di Vienna, Belgrado e Zagabria. Nel 1977 la città di Pistoia gli assegnò il Premio Cino e nell’82 gli dedicò una grande mostra antologica, seguita nel 1985 da quella alla Galleria d’Arte Moderna di Gallarate e ancora nel 1988 al Museo S. Una sorta di “dottor Sottile”, anch’egli sostenitore di un’arte collettivista di assoluta fede marxista ma tuttavia d’altro ordine, più intento all’analitica indagine scaturita da un controllato riflesso interiore. Rovello teoretico che attraverso crisi di crescita aveva fatto di Nativi una figura d’intellettuale in grado di catalizzare le esterne attenzioni. Un rango specifico che mosse l’artista in direzione quasi oppositiva all’indirizzo bertiano, benché entrambi convinti sulla teoria di un astrattismo “classico” che, come tale, muoveva da forme razionaliste di specifica natura umanistica, per ritornare, nell’accezione d’un linguaggio moderno, all’uomo. Ma Nativi si poneva ben altra meta, appunto “di natura più intellettuale e più ambiziosa” come giustamente ha rilevato anche Piero Pacini, cercando “una realtà che è al di sopra delle contingenze e dello stesso uomo. L’opera che l’artista ha donato al comune di Monsummano Terme poco tempo prima della morte risale al periodo della sua piena maturità, quando le vicende e le polemiche del ventennio precedente volgevano ormai alla storia.

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