Prassi ispirate dal taoismo di concentrazione: wuwei, yin-yang e la via dell’azione senza sforzo

Este artículo explora cómo la filosofía taoísta del wuwei y de la fluidez natural del Dao puede inspirar una práctica de concentración y presencia, aplicable a la vida cotidiana, a las artes y a las disciplinas corporales. Se propone una lectura que une ideas centrales del taoísmo con una visión práctica de la mente calmada, la aceptación del cambio y la acción efectiva sin esfuerzo.

La raíz del wuwei: acción sin esfuerzo y aceptación del flujo natural

Secondo il maestro Laozi, il wuwei è insito alla natura umana e viene inteso come astensione da ogni azione di rivalsa o rivincita, interventista o aggressiva, che potrebbe ostacolare il flusso ordinatore del Dao. Infatti una volta che si accetta di essere una piccola parte del tutto, e quindi imprescindibile da esso, si impara anche a prendere la realtà per quello che è. Così facendo si sviluppa un maggiore equilibrio interiore e si lascia andare la pretesa di avere il controllo su ogni aspetto della nostra vita. Si capisce inoltre che, con o senza il nostro intervento, nulla resta immutato. In natura tutto segue un percorso spontaneo di perpetua trasformazione che non compie azione alcuna.

Un altro dei fondamenti su cui si basa il wuwei è quello dell’attesa. In poche parole, aspettando e osservando la situazione nel complesso, il momento propizio per intervenire si rivelerà da sé, senza azione o sforzo da parte nostra. Solo comprendendo questo si impara a vivere in armonia con il cosmo. Lo stesso Laozi nel Daodejing utilizza questa metafora. L’acqua scorre leggera e si adatta ad ogni superficie e conformazione del terreno. Pur non opponendo resistenza, l’acqua ha la capacità di scavare la pietra pazientemente; nel momento propizio sa scatenare una forza incredibile, distruggendo, inondando e sommergendo tutto ciò che trova sul suo percorso.

Secondo i taoisti è molto importante lasciar fluire le cose interferendo il meno possibile nel loro corso, vivendo nel momento presente e adattando continuamente sé stessi alle situazioni. Se davvero ci attenessimo a questo stile di vita, tutto procederebbe in modo spontaneo e naturale. Molti poeti cinesi soprattutto durante la dinastia Tang hanno associato l’idea di wuwei con l’ubriachezza, ma il loro intento non era certo quello di incoraggiare l’alcolismo. Anche i pittori vissuti durante quell’epoca dipingevano utilizzando l’arte del wuwei. Invece di creare quadri che ritraevano il mondo naturale rifacendosi a specifici canoni classici, loro cercavano la giusta ispirazione per trovare la natura dentro di sé. Non ambivano a riprodurre le cose nel loro aspetto esteriore ma a mostrarne l’essenza intrinseca: cercavano di percepire lo spirito di montagne, fiumi, foreste e piante per poi lasciare che il loro spirito fluisse attraverso le setole del pennello.

Transición entre el yo y la naturaleza: la mente quieta como puerta a la verdad

Il non agire è un’idea che si scontra con il pensiero occidentale, spec­ie con lo stile di vita frenetico e caotico che seguiamo nella società attuale. In Occidente siamo abituati a programmare ogni cosa e ogni azione nel minimo dettaglio, con l’obiettivo ultimo di avere tutto sotto controllo. Spesso ci illudiamo che le soluzioni e i cambiamenti possano essere durevoli. Nelle situazioni di conflitto o di incertezza, l’Occidentale tende di norma ad assumere un atteggiamento di inflessibilità e di ostinazione, prendendo in considerazione solo la propria posizione. Ecco spiegato, in parte, il motivo per cui i cinesi tendono di norma a non prendere né rivelare immediatamente una posizione definita. Potremmo definire questo comportamento come “passività strategica“.

Abbiamo detto sopra che in Occidente ci risulta difficile accettare un modo di vivere “senza azione”. Anche la locuzione latina “Hic et nunc” esprime esattamente il concetto di wuwei. Il “flow” è un momento in cui, immersi in un’attività, ci facciamo coinvolgere al punto da perdere completamente la cognizione del tempo, e non percepiamo alcuno sforzo a livello fisico e mentale. Wuwei non significa non agire, bensì agire senza sforzo. Vivere seguendo wuwei richiede un’enorme applicazione, e anche anni di esercizio. La meditazione stessa è sinonimo di non-agire, infatti praticandola nel giusto modo ci si lascia coinvolgere totalmente dal momento presente nella sua pienezza, assimilando la pura essenza del suo potenziale. È da qui che si origina il momento successivo.

La pratica meditativa e la coltivazione del ziran

Sii senza forma. In particolare, la dottrina taoista, che ebbe origine attorno al IV o V secolo a.C., è una filosofia ispirante per la sua propensione all’equilibrio interiore, all’armonia e alla semplicità della vita. Tra i pensatori taoisti più importanti c’è Laozi, a cui è attribuito il Daodejing (Libro della Via e della Virtù), l’opera taoista più conosciuta e che risale al 400 a.C. La naturalezza di cui ci parla il taoismo fa riferimento proprio alla capacità di seguire il proprio Dao con disinvoltura e senza sforzo. Tutte le cose dovrebbero concordare con la loro Via, che simboleggia un modo libero e spontaneo di vivere la vita. Pertanto, affinché l’uomo ottenga questa condizione egli dovrà seguire un ritmo naturale, essere libero da egoismi e desideri e apprezzare la semplicità. Inoltre, un metodo per coltivare lo ziran è praticare il “digiuno della mente”, ovvero svuotarla dai troppi pensieri. Secondo il taoismo la pratica più semplice per liberare la mente è sicuramente la meditazione da seduti, mingxiang, e un altro genere di meditazione in grado di svuotare la mente è la meditazione camminata, spesso praticata in Cina e in Oriente, eseguita meglio vicino a luoghi naturali, alberi e lontano dal frastuono della città.

Il termine Wu wei è il secondo concetto portante del taoismo. Praticare il Dao è sempre più decrescere, decrescere al di là del decrescere, fino all’attingere al non-agire. Non far nulla, e non v’è nulla allora che non si compia. Tra gli esempi di condotta umana presenti nelle opere taoiste si narra che anche gli imperatori affinché il loro regno mantenesse la pace e vivesse in armonia, avrebbero dovuto servirsi del wuwei. Il successivo concetto è quello dello yin e dello yang. Si tratta di due qualità antitetiche presenti anche nell’essere umano che possono essere bilanciate con diverse pratiche. Yang è l’energia maschile che crea e motiva, lo yin è l’energia femminile che nutre, sostiene e armonizza. Grazie all’equilibrio tra questi due opposti è possibile generare salute nel cosmo, sulla terra, nella società e tra gli esseri umani. Il saggio, sia nel Zhuangzi sia nel Daodejing, possiede entrambe le virtù dello yin e dello yang. Quando è calmo e fermo è una cosa solo con lo yin, quando è in movimento fluisce con lo yang.

Il saggio taoista e la mente calma

Uno degli insegnamenti più profondi del taoismo, che accomuna varie filosofie orientali è imparare a coltivare una mente calma. Quando impariamo a essere quieti e ci liberiamo dai pensieri del passato e del futuro, in quel momento l’universo si dispiega e noi facciamo conoscenza di uno stato di pace e rilassatezza. Infatti, ciò che conta davvero per un uomo saggio è la pace della sua mente. Piuttosto che battersi a tutti i costi per raggiungere il successo egli gioisce per le piccole semplici cose della vita. Ecco perché un uomo così si sentirà appagato anche semplicemente contemplando un corso d’acqua e non avrà bisogno di divenire “imperatore” del mondo intero. Un uomo saggio è in grado di cercare la verità dentro se stesso e attraverso l’osservazione della natura circostante. Essendo consapevole di sé, egli non si lascia influenzare dalla società, dal pensiero altrui o dai preconcetti del mondo. Un uomo saggio è in grado di cercare la verità dentro e fuori di sé. [...] Un uomo di questo tipo non andrà mai dove non ha la volontà di andare, non farà mai ciò che non desidera. Sebbene il mondo possa lodarlo e dirgli che ha trovato qualcosa di importante, lui guarderà in modo disinteressato e non girerà la sua testa; anche se il mondo potrebbe condannarlo e dirgli che ha perso qualcosa, lui guarderà il modo sereno e non presterà attenzione. Una persona di questo genere, con una mente libera non si preoccupa di quello che gli altri gli dicono, questo perché egli si focalizza solo sulle cose realmente importanti e rimuove la sua attenzione dai pensieri limitanti e secondari. Il saggio di Zhuangzi è un uomo felice perché è in grado di utilizzare il suo intuito interiore, ovvero il suo sé più profondo come ancora che gli consentirà di non farsi influenzare dagli eventi esterni. È un messaggio forte, che parla di un risveglio spirituale importante da svolgere prima di tutto all’interno di noi stessi. Piuttosto che resistere al flusso, bisogna lasciare che esso prenda il suo corso naturale: questo è il vero significato di seguire il proprio fato, la propria via. E quando non si è a conoscenza del prossimo passo, quando non si sa quale sia l’azione giusta da intraprendere, bisognerà praticare il non agire. Questo significa affidarsi al corso degli eventi e confidare nel futuro con serenità e accettazione.

Dal taoismo al taijiquan: pratica corporea come via di trasformazione

Il Taoismo è una delle principali tradizioni filosofiche e religiose della Cina, con radici antiche che risalgono a più di 2.500 anni fa. Il Taoismo si sviluppò nel contesto del pensiero cinese arcaico, influenzato dalle idee sciamaniche e naturalistiche. Il taoismo continua a ispirare persone in tutto il mondo, sia come sistema di pensiero che come pratica spirituale. Il Taoismo è una tradizione che promuove l’equilibrio attraverso pratiche di meditazione, respirazione e un rapporto organico con la natura. Tra le discipline marziali, il taijiquan rappresenta una forma interna che enfatizza la morbidezza, la coordinazione e l’adattamento all’avversario, anziché la forza bruta. Il taijiquan è uno stile interno di arte marziale cinese, noto anche come gong fu; in realtà gong fu significa un duro lavoro che richiede tempo ed energia, con una dimensione esterna visibile e una dimensione interna di vitalità e armonia. L’arte marziale del taijiquan è dunque una delle forme di gong fu, in quanto richiede un intenso addestramento corporeo e offre un risultato che va oltre la mera potenza fisica.

illustrazione taoismo flow natura

Gli stili esterni di gong fu si basano su forza muscolare, salti e acrobazie; invece taijiquan enfatizza gli insegnamenti taoisti e, in parte, buddhisti. Usato in questo contesto, il termine interno richiama l’uso prioritario della dimensione spirituale, con l’adesione all’idea di Yin e Yang come forze complementari presenti nell’uomo e nella natura. I primi documenti relativi alle origini del taijiquan risalgono alla prima metà del Seicento e raccontano storie diverse sull’invenzione da parte di Chen Wanting o su figure legate a Zhang Sangfeng; entrambe le versioni enfatizzano la lezione fondamentale della “cedevolezza” come chiave per vincere senza contrasto. Un taijiquan avanzato utilizza movimenti circolari per disarcionare l’avversario, investendo nella perdita dell’ego per adattarsi al susseguirsi degli eventi, come l’acqua che scorre. Ciò implica una disciplina del corpo-mente che va oltre il fisico, includendo la presenza mentale, la coordinazione e la prontezza all’azione opportunamente dosata. In Laozi, la massima del “molle vince il duro” suggerisce che la forza della vita risiede nella flessibilità e nel non-agire come supremo livello di arte marziale.

Conclusión operativa: tradurre il wuwei in pratica quotidiana

La lezione chiave è che l’equilibrio tra quietudine e azione è la vera via della saggezza taoista. Il saggio non è colui che domina, ma colui che sa ascoltare l’altro, percepire i mutamenti e muoversi con naturalezza, come l’acqua che non forzature il cammino ma lo guida con movimenti sottili. In questo modo, la vita diventa una pratica costante di concentrazione, presenza e adattamento, dove la mente si libera dai preconcetti e si apre al flusso del Dao.

  1. Il wuwei come norma del comportamento individuale e collettivo.
  2. La pratica meditativa come via per svuotare la mente e accedere al presente.
  3. L’equilibrio Yin-Yang come cornice per la salute e la saggezza.
  4. La “cedevolezza” come base per l’arte marziale interna e per la vita quotidiana.

Applicazioni pratiche

Applicare questi principi significa allenare la mente a osservare, non a controllare, e allenare il corpo a muoversi con grazia piuttosto che con forza bruta. Significa anche riconoscere che tutto è in divenire e che la vera forza è la capacità di adattarsi, di lasciare che le cose si sviluppino secondo il proprio ritmo e di intervenire solo al momento opportuno.

Meditación Taoísta de los SEIS SONIDOS CURATIVOS

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